«TUCKER - Bruno Belissimo» la recensione di Rockol

L’Italo Dance è la chiesa di Bruno Belissimo, sacerdote del dance-floor

“Tucker” è il nuovo progetto del dj, produttore e polistrumentista italo-canadese: un album divertente e ricco di ritmo, l’ideale per chi vuole ballare e gettarsi alle spalle il peggio di sé

Recensione del 28 mar 2020 a cura di Claudio Cabona

La recensione

È una guerra a colpi di luci colorate, groove trascinante, mossette improbabili, ritmi folli e divertimento. “Tucker” è un concept album fatto di nove tracce e nove illustrazioni, pensato per raccontare un mondo funk-dance che riesce a sposarsi con il contemporaneo: questo è il marchio di fabbrica del producer italo-canadese di casa Vulcano, Bruno Belissimo, all’anagrafe Giorgetto Maccarinelli. Fino a oggi, il polistrumentista ha pubblicato due album e un mixtape, ha collezionato un numero elevato di concerti in Italia e all’estero, oltre a svariate collaborazioni: ha prodotto il singolo di Francesca MichielinFemme”, con cui si è anche esibito al Rocket di Milano, ha suonato con Colapesce, partecipato all’ultimo tour di Calcutta e sempre nel 2019 si è esibito con Frah Quintale sul palco del Red Bull Soundclash”. Nei suoi pezzi coniuga in vari modi il concetto di groove, in equilibrio tra funk, dance ed elettronica, tutto avvolto dal fascino ironico e un po’ folle della italo-disco.

Le tracce sono una sfida, non solo a livello musicale, ma anche di concetto. “Tucker”, nella visione dell’artista, è un personaggio fantastico, ma non proviene da un mondo immaginario. Festaiolo di bassa lega e amante delle berline tedesche, è ossessionato dai social media su cui sfoggia un futile benessere e da cui condanna chiunque. “Tucker è l’icona di quella generazione che tra lampade e sorrisi plastici ha cavalcato il turbocapitalismo, lasciandoci un futuro carico di melma – ha raccontato Bruno Belissimo – Tucker è l’uomo verso il quale provo un nobile fastidio, ma anche un sincero interesse. Ho cercato di sfogare questo sentimento in nove tracce che indagano il lato più nascosto del suo essere, per delinearne i cliché”. E poi l’invito a tuffarsi nel disco: “Alza il volume, là fuori c’è una guerra da combattere”.

Il risultato è un album in cui il produttore spazia tra generi diversi come la disco boogie, il pop, l’elettronica e l’acid house, creando scenari sonori per i vari aspetti della vita di Tucker e allo stesso tempo raccontando la sua identità musicale. Ci sono anche pezzi da rave party come la martellante “Mi dica stronzo” o lunghi viaggi sonori, in cui sembra di prendere parte a un inseguimento, come in “Discoteca lampo”. Si tratta di un concentrato di musica, ma non mancano anche parti cantate come in “Il piacere”. Il tutto è impreziosito dal percorso illustrativo di Davide Patrignanelli. Dentro c’è tantissima ironia, suoni revival e atmosfere che portano indietro nel tempo, mantenendo comunque una buona dose di freschezza. Nella quarta traccia, “Italo oh yeah”, compare Frank Agrario, cioè Fancesco Brini, dj e produttore di Bologna. L’album è colorato, ricco di sfumature, da ascoltare per ballare in pista o anche in cucina mentre si prepara la pasta. È un progetto che ha l’ambizione di non avere vincoli, vuole giocare con l’ascoltatore e con i suoni, cavalcando un immaginario. Il personaggio di Tucker non è una proiezione distante: in molto del suo disinteresse per il mondo circostante e nelle sue manie egocentriche si può intravvedere la nostra parte piò oscura. Ballare sulle tracce di “Tucker” è un esorcismo, si allontana una figura grigia e ci si getta alle spalle, il tempo di una canzone, alcuni dei nostri aspetti peggiori.

TRACKLIST

01. Tucker
02. Gourmet
03. Il piacere
04. Italo oh yeah ft. Frank Agrario
05. Orfeo
06. Mi dica stronzo (acid)
07. Telelaser
08. Discoteca lampo
09. I’m not that guy
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