«ON THE WIDOW'S WALK - White Buffalo» la recensione di Rockol

The White Buffalo, esemplare di razza del canzoniere americano

Il nuovo album del cantautore Jake Smith, "On The Widow's Walk", esprime tutto il carisma di un gigante dall'animo sensibile. Country, blues e folk con la sventura sempre col fiato sul collo

Recensione del 17 apr 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Da incarnazione divina a simbolo di buon auspicio, il bisonte bianco è l’animale totemico che in un omone come Jake Smith rappresenta muscoli, passione e ostinazione. Elementi che il musicista dell’Oregon noto come The White Buffalo ha dimostrato nel corso degli anni di possedere in maniera del tutto istintiva, proprio come il poderoso bovino a cui si ispira.

Una natura indomita che il barbuto Smith alimenta negli spazi senza tempo del continente americano, unendo ballate folk, dolenti blues e un’aura di eterno girovago alla ricerca di una verità più grande. Con la bussola orientata dove tradizione e modernità si incontrano, nel nuovo “On The Widow’s Walk”, lo sguardo volge verso quegli orizzonti lontani in cui i personaggi si muovono alla ricerca di chissà quale redenzione dalle colpe di una vita complicata, sempre troppo raminga per dirsi rasserenata. È una poetica dei vinti, vicina a quella dei Richmond Fountaine di Willy Vlautin e ancora di più alle malaugurate imprese celebrate nella serie "Sons Of Anarchy" - e relativa colonna sonora, che ha permesso allo stesso Jake di arrivare a un pubblico più ampio - eppure capace di una trascinante vitalità nel raccontare un mondo di rado baciato dal sole.

Secondo un’estetica da navigato cowboy, il cantautore lascia così entrare ancora una volta nelle sue storie perdizione, inquietudine e pure riscatto, accompagnandosi in questo cammino dalla produzione di Shooter Jennings, figlio della leggenda del country Waylon, già collaboratore di Mr. Marilyn Manson nonché eclettico artista che non teme di spaziare tra i generi. Insieme, i due hanno reso “On The Widow’s Walk” un disco carico di riferimenti differenti e legato nel profondo a un immaginario sospeso tra esaltazione e sconfitta, in cui tra acustica, violini e pedal steel la voce naturalmente profonda di Jake Smith rappresenta la migliore arma a disposizione.

Prendendo come ispirazione la storia romantica dei balconi delle case affacciate sul molo, dai quali le donne dei pescatori attendevano il ritorno dei propri amati da una giornata in mare aperto, White Buffalo affronta il tema dell’ignoto, ricorrente in gran parte del disco e qui rappresentato in particolare dall’acqua. Un elemento portatore di vita, ma anche disgrazia, che si muove nelle sinistre foschie di “The rapture”, primo singolo di un lavoro in cui dannazione e tormento sembrano farsi largo con forza anche nei momenti più spensierati. Eliminando quei confini dettati dalla natura, l’istinto prende di peso il controllo spingendo l’uomo verso un temperamento animale, del tutto incapace di disciplina che nell’album si presenta a più riprese.

Registrati in presa diretta con il supporto della Jelly Crew (ovvero il bassista Christopher Hoffee e il batterista  Mark Lynott), i brani si caratterizzano per una grana ruvida e al tempo stesso avvolgente, perfetti nella loro apparente semplicità nel dare forma a una sventura sempre con il fiato sul collo, sia che si tratti di prendere il controllo sugli eventi inarrestabili descritti in “Cursive” che di vivere ogni momento con quello che si è raccolto in “No history”.

Segnali di una deriva discendente, incisi negli umori neri di “River of love and loss” o nella richiesta di comprensione, quasi ingenua, di “Problem solution”. Ancora, mentre il rock roccioso di “Faster than fire”, accende la miccia elettrica per mostrare la furia di cui è capace la Natura, sono soprattutto le uggiose ballate a definire le tensioni di carne e sangue che Jake mette in scena.

Un cavallo di razza - pardon, un bisonte - forte di una capacità narrativa a stelle e strisce, sognante e malinconica, che nelle avventure alcoliche di "The drifter" e nella struggente “Sycamore” esprime tutto il suo carisma di gigante buono, dall’animo sensibile e dal cuore capace di grandi slanci. Quando, in “I don’t know a thing about love” presenta in chiusura dell’album un bilancio, per pianoforte e archi, di quanto si è lasciato alle spalle, arriva infine l’ammissione di avere ancora molto da imparare. Impegnato a cercare quella scintilla che possa ancora emozionare, Jake Smith, The White Buffalo, percorre nelle vicende di un’umanità perennemente in chiaroscuro, un viaggio introspettivo che in ultimo invita a non mollare per nessun motivo il colpo. Ora più che mai.

TRACKLIST

01. Problem Solution (04:46)
02. The Drifter (03:52)
03. No History (04:00)
04. Sycamore (03:52)
05. Come On Shorty (03:35)
06. Cursive (03:42)
07. Faster Than Fire (03:28)
08. Widow's Walk (03:59)
09. River Of Love And Loss (03:55)
10. The Rapture (03:29)
11. I Don't Know A Thing About Love (03:50)
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