«LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL 1974 - Bryan Ferry» la recensione di Rockol

Lo splendido 1974 di mister Bryan Ferry

L'ex cantante dei Roxy Music pubblica un live album del suo primo tour solista

Recensione del 20 feb 2020 a cura di Paolo Panzeri

Voto 8/10

La recensione

Il 19 dicembre 1974, quando Bryan Ferry sale sul palco della Royal Albert Hall di Londra, ha 29 anni ed è all'apice della sua carriera. Ha alle spalle quattro album con la sua band, i Roxy Music, e due dischi solisti, "These Foolish Things" e "Another Time, Another Place", entrambi composti da sole cover. Quella della Royal Albert Hall è la terza esibizione del suo primo solo tour. Un solo tour invero molto breve. Si chiude infatti proprio quella sera, dopo i precedenti concerti a Newcastle e Birmingham, il 17 e il 18 dicembre.

Bryan Ferry è all'apice della carriera e il concerto che ora viene pubblicato, oltre 45 anni dopo, dal titolo "Live at the Royal Albert Hall, 1974", restituisce come meglio non si potrebbe lo stato di grazia artistico che stava vivendo l'oggi 74enne musicista inglese. Le versioni di Ferry di questi brani, mediamente famosi, nonostante differiscano dagli originali, non ne tradiscono lo spirito e sono assolutamente credibili. Anzi, questo è proprio un loro punto di forza.

Ad aprire il concerto ci pensa, niente meno, "Sympathy for the Devil" dei Rolling Stones.

Una versione meno sulfurea di quella della gang condotta da Jagger e Richards, con altri sapori, ma che rende al meglio l’idea di quale razza di performer sia mister Ferry. Un repentino cambio di direzione e con "I Love How You Love Me“ la voce dei Roxy Music si trasferisce indietro nel tempo agli inizi degli anni Sessanta per rivisitare il mirabile lavoro di Phil Spector con i gruppi vocali femminili, in questo caso sono prese in esame le Paris Sisters. Il viaggio a ritroso continua ancora e porta alla metà degli anni cinquanta e al rockabilly di "Baby I Don’t Care“ di sua maestà Elvis Presley. Il ritmo è travolgente e la temperatura non cala con l’ascolto della hit di Lesley Gore "It’s My Party“ che vede Ferry cavarsela senza timore con un altro brano 'femminile‘. La spensierata atmosfera sixties non viene certo rovinata da "Don’t Worry Baby“ dei Beach Boys. Le canzoni sono brevi, non raggiungono i tre minuti, come si usava nei radiofonici Sessanta. Sono le canzoni che Bryan Ferry ascoltava da adolescente. "Fingerpoppin‘“ di Ike Turner non fa eccezione, un paio di minuti o poco più, seguita, in pieno tripudio soul, da "The Tracks of My Tears“ dei Miracles di Smokey Robinson. E poco importa che la voce di Bryan non abbia la setosità tutta nera degli originali, davvero poco importante. Ben spalleggiato da una band formata dai compagni nei Roxy Music, il chitarrista Phil Manzanera, il batterista Paul Thompson e il bassista John Porter, e da un coro sempre in azione, Bryan tira diritto senza voltarsi neppure per un attimo. Non sorprende la scelta di omaggiare i Beatles con "You Won’t See Me“, tratto da "Rubber Soul“, in qualche modo uno tra i brani più 'black‘ del quartetto di Liverpool. In "Smoke Gets in Your Eyes“ Bryan Ferry dà fondo a tutta la profondità vocale di cui è capace per non sfigurare al cospetto di quanti l’hanno cantata prima di lui, su tutti i Platters. Prima di congedare l’ascoltatore c’è ancora il tempo per gustarsi la sempiterna "A Hard Rain’s A-Gonna Fall“ di Bob Dylan (un amore quello per Dylan, il suo, mai nascosto, tanto che gli dedicò un intero album, "Dylanesque“ nel 2007). Poi "A Really Good Time“ dei suoi Roxy Music e, a chiudere lo spettacolo, lo standard jazz anni Trenta "These Foolish Things“ (che è anche il titolo del suo esordio solista del 1973). Per dovere di cronaca va riportato che quella sera sul palco vennero eseguiti diciotto brani, in "Live at the Royal Albert Hall, 1974" ne mancano all’appello quattro: "Help Me Make It Through the Night“ di Kris Kristofferson, "Loving You is Sweeter Than Ever“ dei Four Tops, "You Are My Sunshine“ di Jimmie Davis e "Funny How Time Slips Away“ di Willie Nelson.

Negli ultimi anni molti grandi vecchi del rock hanno pubblicato un buon numero di live album ripescati dal loro passato più o meno remoto. "Live at the Royal Albert Hall, 1974", per fortuna, si aggiunge a questo elenco. E‘ una registrazione che al rilevante portato storico, aggiunge – cosa decisamente più importante – una qualità davvero ottima. Di lì a poco un fenomeno socio-musicale chiamato Punk travolgerà lo stantio glam-rock, ma, a conti fatti, non Bryan Ferry che ne fu uno dei simboli. Archiviati i Roxy Music, con l’album (di successo) "Avalon“ agli inizi degli anni Ottanta, Ferry troverà, poco dopo, con "Slave to Love", nel 1985, il suo più grande successo da solista. E ancora oggi, questo ragazzo dall’invidiabile eleganza, dal vivo e su disco, tiene botta.

TRACKLIST

01. Sympathy for the Devil - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (05:12)
02. I Love How You Love Me - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (02:56)
03. Baby I Don't Care - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (01:47)
04. It's My Party - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (02:03)
05. Don't Worry Baby - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (03:33)
06. Another Time, Another Place - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (04:30)
07. Fingerpoppin' - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (02:23)
08. The Tracks of My Tears - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (02:39)
09. You Won't See Me - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (02:41)
10. Smoke Gets in Your Eyes - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (02:42)
11. A Hard Rain's A-Gonna Fall - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (04:24)
12. A Really Good Time - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (03:44)
13. The 'In' Crowd - Live at the Royal Albert Hall, 1974 (04:08)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.