«PUGILI FRAGILI - Piero Pelù» la recensione di Rockol

Piero Pelù, il pugile fragile

In "Pugili fragili" il cantante torna solista dopo 12 anni, gioca con l'elettronica e il classic rock, e non nasconde le sue contraddizioni

Recensione del 21 feb 2020 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“I vent’anni non li ammazzi/non li ammazzi nemmeno col tempo”, canta Piero Pelù in “Ferro caldo”. Festeggia 40 anni di carriera, mette il numero sull'orecchino che mostra in copertina, ma nella sostanza non cambia. Anche a Sanremo è salito sul palco a fare la sua cosa: è il contesto che si adatta lui e non viceversa. Pelù-Sanremo poteva suonare come una associazione improbabile, ma una performance notevole sul palco dell’Ariston ha fatto crescere "Gigante", dandogli un buon risultato in un festival contradditorio: molto, troppo televisivo, eppure in cui le canzoni erano spesso penalizzate da una brutta regia. Pelù, invece, si è preso la telecamera è l’ha portata in giro per il teatro: dire che è un animale da palcoscenico suona sicuramente banale, ma è vero.  La sua presenza, i suoi vocalizzi, il suo modo di fare rock sono ciò che l’hanno reso un personaggio. Sono ciò ciò che lo rendono inviso ad una parte del pubblico e sono ciò che lo rendono un unico nel panorama italiano.

“Gigante” e il Festival sono  in realtà un tassello di un progetto più ampio: è la ripartenza della sua carriera solista: “Puglii fragili” è il suo primo disco in 12 anni, da “Fenomeni” del 2008. Subito dopo la reunion dei Litifiba, che ha prodotto diversi tour, due album di inediti, raccolte e ristampe. Un progetto con qualche data nel 2018, un singolo e altre date nel 2019. Ora un album e un tour estivo
Nella conferenza stampa di presentazione del disco, la prima cosa che ha sottolineato Pelù è un altro dettaglio della copertina: le squame che compaionosul braccio. “Sto cambiando pelle”, dice.

Il cambiamento è soprattutto nella presenza di Luca Chiaravalli, produttore che ha fatto dell’elettro-rock il suo marchio di fabbrica. Si sente sicuramente in “Gigante” e in alcuni passaggi del disco come "Luna nuda"- ma anche qua Pelù è trasformazione nella continuità. Anzi, Pelù spinge sul rock: dalle chitarre pestate di “Canicola” e "Ferro caldo", alla versione quasi punk di “Cuore matto” (presentata a Sanremo e inserita anche qua in scaletta), al concentrato di toscanità di “Fossi foco”, scritta e cantata con Appino degli Zen Circus e basata sul famoso sonetto di Cecco Angiolieri. 

Anche in questo album Pelù non rinuncia, insomma, alle sue ossessioni: il “cornucuore” in copertina, la sua idea di rock, i suoi temi e le sue battaglie: le parole più presenti nel disco sono “caldo” e “fuoco”, c’è la voce di Greta Thunbergin “Picnic all’inferno”- a sottolineare più volte il cambiamento climatico. Si parla di ambiente, diversità, violenza sulle donne.

Pelù è volutamente contraddittorio, e non fa mistero di esserlo. A partire dal titolo “Pugili fragili”, ballata che dà il titolo al disco, e che è una delle cose migliori: forza e fragilità, classic rock ed elettronica. 
La capacità di unire gli opposti, insomma. Per dirlo con le sue stesse parole: “Ma tu lo sai che siamo i migliori salta fossi / e a noi chi c’ammazza?”.

TRACKLIST

01. Picnic all'inferno (03:18)
02. Gigante (03:40)
03. Ferro caldo (03:55)
04. Pugili fragili (03:18)
05. Luna nuda (03:21)
06. Cuore matto (03:06)
07. Nata libera (03:12)
08. Fossi foco (03:32)
09. Stereo santo (03:32)
10. Canicola (03:07)
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