«CHE VITA MERAVIGLIOSA - Diodato» la recensione di Rockol

Dopo Sanremo, la "Vita meravigliosa" di Diodato

Il cantautore pubblica un album complesso e leggero allo stesso tempo: la vittoria al Festival è stata tutt'altro che un caso.

Recensione del 14 feb 2020 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sapere attendere il momento giusto è un’arte che nella musica passa per il nome di tenacia e, spesso, per una lunga gavetta.

Nel 2019-2020 è finalmente arrivato il momento di Diodato - no, non ci stiamo riferendo solo alla vittoria a Sanremo, ma proprio a quello che sta succedendo in questo periodo.
Non era ancora il momento giusto nel 2014, quando si fece notare tra i giovani sempre a Sanremo con "Babilonia", e non lo era nel 2018 quando andò in gara tra i big con Roy Paci e la stupenda “Adesso”.
Ha saputo aspettare, dopo: uscì solo un singolo, non un album, ed era lecito chiedersi cosa stesse succedendo. Ecco allora l’attesa e l'arrivo del momento giusto: prima, a fine 2019 “Che vita meravigliosa”, la canzone, inserita nel film di Ozpetek, quindi Sanremo e ora questo album, che conferma tutto quanto.

Anche e soprattutto la versatilità di Diodato. “Fai rumore” è una canzone che è piaciuta fin dal primo ascolto, ma era difficile pensare sarebbe arrivata così in alto: una struttura classica impreziosita da un arrangiamento da un tocco internazionale, con certi cori e progressioni che ricordano i Radiohead più melodici. Un esempio di scrittura lineare ma mai banale, anzi. 
E lo stesso si può dire del disco. "Che vita meravigliosa" è un gran lavoro, prodotto da Tommaso Colliva (Calibro 35 e Grammy Award con i Muse), con un cast di primo piano: la batteria di Fabio Rondanini (anche lui Calibro 35, e Afterhours), Rodrigo D’Erasmo (Afterhours, direttore d’orchestra a Sanremo e arrangiatore degli archi), le percussioni di Daniel Plentz (Selton e nella superband di Nic Cester), le chitarre di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), il basso di Roberto Dragonetti e Raffaele Scogna alle tastiere.

Per capire l'approccio: fermatevi ad ascoltare l’attacco di “Che vita meravigliosa”, che rimane impressa soprattutto per il ritornello ma ha tocchi di arrangiamento di gran classe, dal basso, al piano, alle percussioni. Una canzone con il doppiofondo, accessibile ma complessa.

La cosa bella delle canzoni di Diodato è proprio la capacità di unire leggerezza e profondità: capita negli arrangiamenti, appunto, come nei testi. Il racconto del dolore su un etereo tappeto d’archi di “Fino a farci scomparire”, o l’indifferenza ad un suicidio vista da un treno del weekend di “La lascio a voi a questa domenica” con una melodia pop; gli echi anni 60 di “Non ti amo più” e “Ciao, ci vediamo” con la fine di una relazione raccontata in chiave pop-rock; o le contraddizioni della società digitale che si rivelano nell’incontro con “Il commerciante” vecchio stile dopo anni di acquisti on line.

E poi c’è la chiusura di “Quello che mi manca di te”, malinconica riflessione sul ricordo di una storia d’amore - sì probabilmente proprio quella di cui si è parlata molto in questi giorni, e che già affiorata in maniera altrettanto delicata e rispettosa nel disco dell’altra persona coinvolta.

Una chiusura da brividi quanto l’apertura, e quanto il pezzo di Sanremo, con una coda una sorta di valzer per fiati; una canzone che mostra e dimostra che la musica Diodato è molto di più del Festival di Sanremo.

 

TRACKLIST

04. Fai rumore (03:36)
05. Alveari (04:03)
06. Ciao, ci vediamo (03:25)
07. Non ti amo più (03:21)
08. Solo (04:09)
09. Il commerciante (03:14)
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