«I AM NOT A DOG ON A CHAIN - Morrissey» la recensione di Rockol

Morrissey, cane sciolto per vocazione

Il nuovo album dell'ex voce degli Smiths conferma un carattere libero da guinzagli e padroni. Senza mezze misure, il cantante inglese ribadisce la sua indole ribelle in "I Am Not A Dog On A Chain"

Recensione del 20 mar 2020 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Morrissey: fine dicitore e agitatore sociale per vocazione, prodigiosamente provocatore, carico di una lunga e persistente inquietudine che lo accompagna fin dagli esordi. Dopo le scarrozzate contromano nei viali di Roma, le difese della destra xenofoba britannica e le frecciate più o meno regolari alla vituperata categoria dei giornalisti, il cantante inglese ha ora una sua teoria sul famigerato virus Covid-19, che lui con affetto preferisce chiamare “Miley Cyrus”. Chi segue il linguacciuto musicista di Manchester sa quanto tutto questo sia parte integrante del personaggio, capace di sparare su tutto e il suo contrario, essere amabilmente cinico e pure fastidiosamente sprezzante, soddisfatto di seguire solo la sua direzione. Un cane sciolto, si direbbe, come il suo nuovo album suggerisce fin dal titolo “I Am Not A Dog On A Chain”.

Un artista a cui, a ben vedere, non è mai mancato il coraggio, tanto nelle opinioni quanto nella musica. Perché con questo disco Morrissey ha voluto allontanare di misura le possibili complementarità con l’altra metà del cielo Smiths, Johnny Marr, preferendo combinare a più riprese la sua voce con i suoni oscuri e suadenti di un’elettronica memore di Erasure e Depeche Mode. Già In “Low in High School” e nelle cover di “California Son” campionatori e sintetizzatori avevano fatto la loro comparsa, ma qui con sorprendente semplicità finiscono per diventare i principali protagonisti del disco. Dopo Moz, ovviamente.

L’iniziale "Jim Jim Falls" abbraccia questa nuova svolta in una combinazione riuscita tra malumori new wave, romanticismi soulful e marziali sequenze digitali, per intonare quello che sembra un invito alla resa come atto finale di coraggio - “If you’re going to jump then jump… If you’re going to run home and cry then don’t waste my time / If you’re going to kill yourself then / To save face get on with it”. Non ci sono questioni che Morrissey preferisce toccare piano, le sue liriche sono al solito cariche di disillusione e sarcasmo, fiero narratore di quello che, a suo dire, tutti realmente pensano ma non hanno il coraggio di ammettere.

Senza discostarsi dalla poetica spericolata del cantante, sempre in bilico tra mille contraddizioni, “I Am Not A Dog On A Chain” offre però il lato più avventuroso di Morrissey, al punto da risultare uno dei lavori più a fuoco di un autore pieno di luci e ombre. Dentro c’è tutto il suo controverso immaginario letterario, sonoro e umano, dalla raffinata teatralità di “The Secret of music” all’euro-disco agrodolce di “Once I saw the river clean” che cita quasi esplicitamente i Pet Shop Boys. Ancora, indole ribelle e commiserazione grottesca si presentano con bilanciata proporzione nel singolo "Bobby, don’t you think they know”, tra suggestioni lisergiche di sax e spirito prog anni Settanta, commenta la vita di eccessi di una star dedita a droghe e vizi, con il supporto della vecchia leggenda di casa Motown, Thelma Houston.

Con voce da compassato crooner Morrissey arricchisce la sua già composita identità in brani colmi di morbida tensione, come nella confidenziale “Love is on its way out” o nelle sfumature rétro di “Darling, I hug a pillow”. Se però nella declamatoria “Knockabout world”, la hit “Only you” degli Yazoo sembra essere stata la principale fonte di ispirazione, nella meditativa “What kind of people live in these houses?”, come nella conclusiva “My hurling days are done”, c’è tutto il carico emozionale di un artista che riesce a trasmettere con straordinario carisma il suo essere felicemente tragicomico, al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

Nei testi si immerge con la consueta perseveranza in tutto ciò che può catturare il suo sguardo ammonitore per ribadire la sua empatia verso chi di solito non riceve mai la giusta attenzione, rattristandosi per la caccia indiscriminata agli animali in via d’estinzione, ma anche etichettando i giornali come “piantagrane” e preoccupandosi di poter finire scuoiato da quelli di Canada Goose - marchio di abbigliamento invernale che non suscita affatto le simpatie degli animalisti. Personali battaglie che il vecchio Moz continua a portare avanti pur cambiando registro, ma non i toni, in armonia sempre e solo con la sua inclinazione, incurante di tutto il resto. 

Niente fraintendimenti perciò anche in questo “I Am Not A Dog On A Chain”, al punto da mettere subito in chiaro come stanno davvero le cose. Presentando sul piatto una realtà che smarrisce il senso delle proporzioni, Morrissey il malmostoso e arguto pensatore ce l’ha fatta un’altra volta.

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