«LA SIRENA DE PECERA - Old Time Relijun» la recensione di Rockol

Old Time Relijun - LA SIRENA DE PECERA - la recensione

Recensione del 22 apr 2000

La recensione

Cacofonici e primitivi, a tratti addirittura disturbanti. Così suonano gli Old Time Relijun di Arrington de Dyoniso, curioso chitarrista e cantante che scrive tormentate e minimali litanie, sofferenti quanto un vecchio blues e irritanti come i primi Butthole Surfers. “La sirena de pecera” è un disco sgraziato che vede de Dyoniso cimentarsi con lo spagnolo (“Casino”), l’italiano (“Carcerato”) e il portoghese (“Adaga”), ma più di queste curiosità linguistiche, è il suo stile a colpire, non necessariamente in modo piacevole: basta ascoltare il modo in cui martirizza il clarinetto in “Urge, urge and urge, the always procreant urge of the world” per avere un quadro preciso - o meglio, uno scarabocchio ingarbugliato - della musica che gli passa per la testa. Ad assecondarlo c’è una sezione ritmica scarna ma efficace, che non deraglia mai completamente anche nei momenti convulsi (alcuni passaggi di “Carcerato”, ad esempio). Su questa base, de Dyoniso innesta i suoi riff di chitarra scheletrici e malati (quello di “Canoe” è particolarmente efferato) e le sue interpretazioni vocali tanto emotive quanto fuori registro. L’impressione è che il leader degli Old Time Relijun abbia scoperto un equivalente auditivo degli specchi deformanti, e lo abbia usato per ascoltare i vecchi dischi blues sui quali ha probabilmente imparato a suonare. In qualche modo, la formula funziona, e “La sirena de pecera” ha un suo strano fascino perverso, che obbedisce a regole estetiche del tutto autonome rispetto a quelle della musica rock di questi anni. Già solo per il fatto di riuscire a risultare scomodi sfruttando l’intreccio abusatissimo di chitarra, basso e batteria, gli Old Time Relijun meritano almeno un ascolto. Basta non aspettarsi che sia un facile ascolto.
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