«THE SLIM SHADY LP (EXPANDED EDITION) - Eminem» la recensione di Rockol

Slim Shady 20 anni dopo, ma oggi l'entusiasmo non è lo stesso

Il disco che fece conoscere Eminem al mondo esce in una versione espansa con rarità, versione a cappella, freestyle e strumentali. Ma l'ascolto non è più appagante come allora.

Recensione del 17 dic 2019 a cura di Michele Boroni

La recensione

Siamo agli inizi del 1999. Le torri gemelle sono sempre lì, i cd si vendono copiosamente, il rap non è il nuovo pop e, soprattutto, è ancora un genere profondamente afroamericano. I Beastie Boys e Vanilla Ice sono state delle fugaci eccezioni che confermavano la regola. “The Slim Shady LP” da questo punto di vista è  un disco storico. In realtà non era l'esordio di Eminem - ci aveva provato tre anni prima da indipendente con “Infinite”, snobbato totalmente da pubblico e critica – ma è come se lo fosse.

La chiave vincente per Eminem fu la creazione dell'alter ego, un po' come aveva fatto Bowie con Ziggy Stardust, una sorta di personaggio da cartone animato sgradevole e cinico che se la prendeva con tutto e tutti. 
L'EP di Slim Shady capitò nelle mani di Dr. Dre che era alla ricerca di qualcosa di folgorante dopo essere stato cacciato dalla Death Row che aveva co-fondato e dopo il non fortunato disco solista “DrDre Presents ... The Aftermath”. In verità il contributo di Dr. Dre in “The Slim Shady LP” non è così rilevante - produce il singolone “My Name is” e ne co-produce altre due – ma permette a creare quello storytelling di lotta e redenzione di cui un personaggio come Eminem aveva bisogno. 

Il disco che oggi esce nella sua “Expanded edition” esordì al #2 di Billboard, ottenne quattro dischi di platino, e vinse un Grammy come  ‘Miglior Album Rap’. A differenza dei dischi rap dell'epoca costruiti tutto sull'autenticità e del realismo, dalle storie di spaccio di Jay Z a quelle di povertà e depressione di DMX, raccontate in termini mitici, Eminem introduce la pura fiction, attraverso un umorismo cinico e incasinato in cui si raccontano storie di torture, stupri, decapitazioni e allucinazioni varie. 

Riascoltato oggi, oltre a confermare l'impareggiabile destrezza tecnica di Eminem, imbarazza non poco per i testi che trasudano misoginia (tutta la storia di “97 Bonnie & Clyde” in cui racconta del viaggio con la figlia in auto con dentro il bagagliaio il corpo della madre, per non parlare dei dissing contro le colleghe femmine), omofobia e perfino razzismo.  

Non che nel futuro i testi si siamo ammorbiditi, ma oggi quell'apparente candore con cui venivano raccontati un po' disturba (riascoltate oggi il testo ultraviolento di “Guilty Conscience”). “The Slim Shady LP Expanded edition” appena uscito per celebrare il ventennale del disco contiene oltre al disco intero anche 10 bonus tracks tra cui rarità, versione a cappella, freestyle e strumentali tra cui quelle di “My name is” e “Guilty Conscience” dove si sente la mano raffinata di Dr. Dre.  La voce stridula con l'accento di Detroit  colpisce ancora e i beat reggono il passare del tempo, tuttavia oggi l'ascolto non è folgorante come allora, anzi, un leggero fastidio e imbarazzo si insinua durante l'ora e mezzo d'ascolto. 

TRACKLIST

02. My Name Is (04:28)
03. Guilty Conscience (03:19)
04. Brain Damage (03:46)
05. Paul - Skit (00:15)
06. If I Had (04:05)
07. '97 Bonnie & Clyde (05:16)
08. Bitch (00:19)
09. Role Model (03:25)
10. Lounge - Skit (00:46)
11. My Fault (04:01)
12. Ken Kaniff - Skit (01:16)
13. Cum On Everybody (03:39)
14. Rock Bottom (03:34)
16. Soap - Skit (00:34)
17. As The World Turns (04:25)
18. I'm Shady (03:31)
19. Bad Meets Evil (04:13)
22. Get You Mad (04:22)
23. Greg - A Cappella (00:52)
24. Bad Guys Always Die - From "Wild Wild West" Soundtrack (04:39)
26. Guilty Conscience - Instrumental (03:20)
27. Guilty Conscience - A Cappella (03:16)
28. My Name Is - Instrumental (04:29)
30. Just Don't Give A Fuck - Instrumental (04:08)
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