«THE ETERNAL REMIXES - U2» la recensione di Rockol

Gli U2 puntano all'India

Il 15 dicembre la band suonerà per la prima volta nel paese: per l'occasione, un singolo inedito e un EP di remix con artisti locali.

Recensione del 09 dic 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La scorsa settimana gli U2 hanno colto tutti di sorpresa con la pubblicazione di un nuovo singolo, "Ahimsa”, insieme al compositore indiano A. R. Rahman (premio Oscar per la colonna sonora di "The millionaire"). Sopresa fino ad un certo punto: la band è ferma discograficamente, ma attualmente in tour nel sud est asiatico e nel continente oceanico. E non è nuova alla pubblicazione di singoli estemporanei, fuori dagli album (come "Invisible" e "Ordinary love" qualche anno fa).

Così come non è nuova alla pubblicazione di EP di remix, anzi ha una lunga tradizione nel campo. "The eternal remixes" però è un'operazione legata al singolo, e soprattutto al mercato indiano: gli U2 il 15 dicembre suoneranno per la prima volta in assoluto nel paese, a Mumbay.

Spiegato il contesto, rimane il testo. E ahimé, l'operazione è ben poca roba - è interessante la contiminazione con la musica indiana, ma il risultato non convince. "Ahimsa” è una canzone debolina, con una buona dose di autotune, con la chitarra di Edge in secondo piano e molti cori.

Gli "Eternal remixes" sono invece quattro canzoni del repertorio affidate alle cure di artisti locali. Quella che funziona di più è "Pride": rallentata e riletta con uso di tabla e voci indiane, con un effetto suggestivo.  Il "Lost stories remix" di "Love is bigger than anything in its way" fa suonare gli U2 come i Coldplay, solo un po' più etnici. "You’re the best thing about me" nella versione OX7GEN è un po' più danzereccia, con tanto di drop e ripartenza. "Beautiful day" è la rilettura più radicale: viene cantata quasi interamente da Amaal Mallik, star di Bollywood, e aggiunge un assolo di sitar e un break funky. Alle nostre orecchie suona un po' tamarra, ma è diretta ad un altro mercato.

Insomma: un'operazione comprensibile in termini di marketing locale, ma decisamente trascurabile, per gli ascoltatori occidentali.

 

 

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