«DARKNESS BRINGS THE WONDERS HOME - Smoke Fairies» la recensione di Rockol

Smoke Fairies, l'oscurità che libera la fantasia

Il nuovo album del duo britannico, sospeso tra vecchio blues e mitologia folk. Dopo aver stregato Jack White e Bryan Ferry, gli intrecci vocali delle fatine si fanno decisamente più sinistri

Recensione del 27 feb 2020 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Nella dottrina Wicca una divinità immanente si manifesta nel continuo divenire della natura. Un insegnamento che apre alla magia e a i suoi misteri con origini antichissime che le Smoke Fairies devono aver preso a cuore, vista la loro attitudine a creare ammalianti atmosfere silvestri che sembrano celare segreti arcani.

Cresciute a blues e leggende folk, Jessica Davies e Katherine Blamire, dal West Sussex, con la loro poetica di toni crepuscolari e di chitarre slide hanno conquistato in breve l’attenzione di personaggi illustri come Bryan Ferry e Jack White. Negli studi della Third Man Record, di proprietà dell’ex White Stripes, le due musiciste hanno avviato una collaborazione che le ha accreditate come le prime britanniche a incidere per l'etichetta americana, nonché l'essere annoverate tra i nomi che contano della nuova scena internazionale. Dopo anni intensi di tour e album, per non incorrere nella ripetitività, la coppia ha deciso poi di prendersi una lunga pausa alla ricerca della giusta ispirazione, quella trasmessa nei riverberi di “Darkness Brings The Wonder Home”.

Per dare forma alle proprie suggestioni le Smoke Fairies hanno pescato dalle emozioni del loro vissuto, unendo una spolverata di temi mistici. Un immaginario denso di incantesimi notturni, popolato da mostri marini, corvi e persino mostri fangosi provenienti da South London, sul quale però brilla la bellezza eterea e ipnotica degli intrecci vocali delle fanciulle, in contrasto con un suono uggioso e invernale, fitto di sussulti elettrici. 

Si apre con “On the wing” una sulfurea narrazione di una moderna realtà ipercinetica, fatta di insonnia, ansia, isolamento, ma capace di tendere verso una necessaria speranza, perché sono “i tempi di oscurità a mettere in moto la fantasia”, come le stesse Jessica e Kathrine hanno precisato. Tra slanci sentimentali e venature decisamente dark, l’oscurità cantata nelle dieci tracce dell’album appare in qualche modo accogliente e intima, adatta a infondere un senso di energica vitalità. Una dolcezza non sempre distensiva, in grado di mostrare il suo lato più inquieto e insieme seducente. In “Elevator” e “Disconnect” si racconta di strani scambi in un ascensore bloccato tra i piani come delle incomprensioni mai davvero risolte, mentre, in “Out of the woods” è la volta di incontri poco rassicuranti nei boschi, prendendo ispirazione tanto dalla storia di Cappuccetto Rosso quanto dalla ricca mitologia inglese. Ancora, le fatine fumose nella lenta progressione passionale di “Left to roll” e nell’estatica eleganza di “Coffee shop blues” riprendono attraverso l’impasto delicato delle voci il loro singolare processo di mesmerizzazione, tra riflessioni intimiste e vicende noir, prima di concludersi con forza esoterica nel nebbioso ammonimento sul futuro di “Chew your bones” (Darkness brings the wonders home”, appunto) e, infine, nel malinconico vibrato diffuso in “Super tremolo”.

“Darkness Brings The Wonders Home”, mettendo insieme diaboliche tessiture e incantevoli malie a metà tra Robert Johnson e Kate Bush, è un album che si fa carico di vecchi sentimenti blues e di atmosfere sospese, nel quale è facile rimanere invischiati, anche quando la stagione non è affatto di quelle più gelide. Guardando alle vicende terrene con una leggiadra consapevolezza in forte odore di stregoneria, le Smoke Fairies non possono che dirsi soddisfatte.

TRACKLIST

01. On The Wing (04:20)
02. Elevator (03:17)
03. Disconnect (03:27)
04. Coffee Shop Blues (05:12)
05. Left To Roll (04:28)
06. Out Of The Woods (04:01)
07. Chocolate Rabbit (03:48)
08. Chew Your Bones (04:57)
09. Don't You Want To Spiral Out Of Control? (04:14)
10. Super Tremolo (03:25)
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