«2000 - TRIBUTE TO VAN HALEN - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - 2000 - TRIBUTE TO VAN HALEN - la recensione

Recensione del 23 apr 2000

La recensione

Fa sorridere vedere come i protagonisti di questo tributo agli anni d’oro dei VH (ci siamo capiti: quelli pre-Sammy Hagar) siano tutti esponenti di lusso della “serie B” del rock. Da Tony Levin a Dweezil Zappa, da Yngwie Malmsteen a Vinnie Colaiuta, da Jake E. Lee a Gregg Bissonette, in “2000” - riferimento a “1984” con tanto di bimbetto dispettoso in copertina - troviamo tante figure di “culto”, conosciute praticamente solo ai palati fini del rock. Nessun nome da terremoto, nessun duetto tra Lauryn Hill e Bryan Adams.
La cosa, se vogliamo, è motivo di orgoglio per chi, fra le ironie dei puristi, ha sempre pagato volentieri il biglietto per il circo Van Halen, sintesi rara tra il glamour del pop, la potenza smargiassa del rock e il talento musicale puro dei quattro moschettieri in corsa con il diavolo. E’ la gente “che sa suonare” a togliersi il cappello di fronte ai 4 cialtroni d’oro del rock americano. E’ il pregio, ma forse un po’ anche il limite di questo album. Nessun pezzo può definirsi una rilettura personalizzata. Seri come orchestrali, i supergruppi composti dai vari Gregg Bissonette, Joe Lynn Turner, Tim Bogert, Marco Mendoza, Doug Pinnick, Jack Russell eseguono pedissequamente lo spartito (fin dall’apertura di “Unchained”, con lo stesso effetto di chitarra “in fase di decollo”) che in realtà non è possibile proporre svuotato della personalità dell’interprete. Le variazioni sugli assoli di Eddie possono strappare un applauso ai feticisti della chitarra - pazzesco Doug Aldrich in “I’m the one”, un po’ deludente Malmsteen in “Light up the sky”. Ma, ad esempio, è evidente che se non puoi contare sulla voce del discolo n.1, David Lee Roth, un brano come “Hot for teacher” non ha quasi senso, a meno di trovare qualche impunito della stessa risma - così, su due piedi, viene in mente Ozzy Osbourne, o persino Simon Le Bon. Per i Vanhaleniani, può essere persino un gioco divertente pensare ai candidati migliori per i classici del gruppo: AC/DC in “Panama”? Marilyn Manson in “Running with the devil”? Sepultura in “Little guitars?” U2 in “Light up the sky”? Jamiroquai, oppure Pras Michael in “So this is love”? Tom Jones in “Pretty woman”? Urge un altro tributo, tanto più che “Jump”, “Jamie’s cryin”” e “Big bad Bill” sono rimaste fuori...
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