«AMERICAN UTOPIA ON BROADWAY (ORIGINAL CAST RECORDING) - David Byrne» la recensione di Rockol

David Byrne trasforma un concerto coreografico in un disco perfetto

L'ex leader dei Talking Heads ripropone in questo disco il concerto dell'American Utopia Tour, diventato nel frattempo uno spettacolo resident a Broadway in cui propone brani dei Talking Heads e dei suoi tanti progetti uniti da un fil rouge tematico.

Recensione del 27 nov 2019 a cura di Michele Boroni

La recensione

Sembrerebbe un paradosso che un tour con una componente visuale e coreografica particolarmente forte come l'ultimo tour di David Byrne (passato anche dall'Italia lo scorso anno si trasformi in un disco dal vivo. 
Ma da sempre l'ex leader dei Talking Heads non ama le scelte scontate e prevedibili e, ancora una volta, ha ragione lui. 

“American Utopia” del 2018 è stato il primo lavoro solista di Byrne dopo 14 anni di collaborazioni varie (St. Vincent, Brian Eno, Fat Boy Slim etc..): un disco di pop raffinato ricco di elettronica e suggestioni world, con testi ironici e profondi sull'America nell'era di Trump. Il tour che ne è seguito era di una semplicità disarmante ma dalla resa strepitosa: palco nudo e senza fili, 11 musicisti disancorati dalle canoniche posizioni, ma con gli strumenti appesi a imbracature, tutti scalzi, tutti vestiti uguali. Dietro di loro una sorta di grande tenda composta da tanti fili led che cambiavano colore. Ogni canzone aveva una particolare coreografia, curata da Annie B Parson, a metà tra march band e balletto teatrale. Nel tempo lo spettacolo è diventato così perfetto da convincere Byrne a farlo diventare un vero e proprio spettacolo teatrale da rappresentare a Broadway per 16 settimane da ottobre fino al 19 gennaio all'Hudson Theatre . 

Il disco, dalla durata di 1 ora e mezza, è la fedele riproduzione del concerto e dello spettacolo (è una tradizione di Broadway pubblicare su album il "cast recording")   he parte con “Here”, proprio dove si concludeva il disco precedente, come una sorta di estensione del discorso già intrapreso. Molte sono le canzoni di American Utopia, ma se da studio risultavano particolarmente fredde e sarcastiche, qui acquisiscono una tinta più funk e si sposano meravigliosamente con alcuni classici dei Talking Heads come “I Zimba”, “This Must be the Place” e “Once in the Lifetime” e “Born Under Punches”. Non si vede la fisicità del concerto ma la si intuisce, specie nella cover di  "Hell You Talmbout" di Janelle Monae, un call-and-response che coinvolge tutto il pubblico. Gli amanti dell'ultima carriera di Byrne troveranno anche il singolo “Lazy” con la band house X-Press 2, le collaborazioni con Brian Eno (“One Fine Day” qui a cappella ), brani estratti dal suo periodo world music (“ I know sometimes a mani in wrong” tratto da “Rei momo”) e quella con St. Vincent  (“I should Watch tv”) il cui tour fu una sorta di  beta test e ispirazione per questo concerto. Il tutto riarrangiato con un particolare accento su fiati e percussioni (chitarre quasi assenti). Il 67enne Byrne, un tempo cantore dell'alienazione metropolitana, crea così una sorta di concept show, ma con la leggerezza e la positività di chi oggi vuole e si vuole divertire, senza rinunciare a far riflettere. Anche un classico come “Road to Nowhere” del 1985, acquisisce qui una nuova linfa e speranza, come per rassicurarci che, certo, il nostro viaggio della vita non ha ancora una destinazione, ma almeno  siamo tutti insieme. 

TRACKLIST

#1
01. Here - Live (04:18)
03. Lazy - Live (04:33)
05. I Zimbra - Live (03:08)
06. Slippery People - Live (04:48)
07. I Should Watch TV - Live (03:15)

#2
01. Toe Jam - Live (03:39)
02. Born Under Punches (The Heat Goes On) - Live (05:00)
04. Bullet - Live (03:30)
06. Blind - Live (05:11)
08. Hell You Talmbout - Live (04:15)
09. One Fine Day - Live (03:36)
11. The Great Curve - (Live) [Bonus Track] (05:46)
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