«TRAVELIN' THRU 1967-1969 THE BOOTLEG SERIE VOL 15 - Bob Dylan» la recensione di Rockol

Bob Dylan e Johnny Cash a Nashville

Il quindicesimo capitolo delle 'Bootleg Series' del cantautore di Duluth ci porta nella seconda metà degli anni Settanta, di quando incrociò (in studio) il suo talento con il Man in Black.

Recensione del 15 nov 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

E con “Bob Dylan (Featuring Johnny Cash) – Travelin’ Thru, 1967 – 1969: The Bootleg Series Vol. 15 questa ‘raccolta’ di Bob Dylan porta a quindici il suo numero. Il viaggio nel tempo, senza alcun legame con la cronologia, e nelle sue prove in studio ci porta a esplorare il lavoro da lui svolto a Nashville nella seconda parte degli anni Sessanta, dopo aver pubblicato, all’episodio numero quattordici, le sessions newyorchesi del 1974, quelle che porteranno all’uscita del leggendario “Blood on the Tracks”, nel gennaio dell’anno seguente.

Seconda parte degli anni Sessanta si diceva, Dylan soggiorna nella capitale della musica country e vi registra “John Wesley Harding” (1967) e “Nashville Skyline” (1969), compiendo un netto cambio di scenario rispetto ai suoi dischi del paio d’anni precedente, ovvero “Bringing It All Back Home”, “Highway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde”. Le session per “John Wesley Harding” furono molto veloci, il tutto si risolse in una decina di ore. Questa rapidità da ‘buona la prima’ sta a significare, va da sé, che abbia lasciato in eredità un numero risicato di outtakes che non si discostano molto dalle versioni finali. Identico discorso si può traslare per le ‘prove’ di “Nashville Skyline”. Con l’aggravante che la sbadataggine della CBS Records ha fatto sì che si smarrissero alcune outtakes. Anche se da queste viene estratta l’inedita e blueseggiante “Western Song”.

Ma è chiaro, sin dal titolo della raccolta, che il cuore di questi tre dischi è rappresentato dalla collaborazione tra due vere leggende della musica (oggi come allora) quali Bob Dylan e Johnny Cash allo studio A della Columbia del  febbraio 1969, tra la voce nasale e inconfondibile (ma non così disprezzabile, come vorrebbe certa vulgata) di Dylan e quella bassa dalle profondità inaudite di Cash. Ed è curioso e interessante al medesimo tempo, metterli a confronto e notare le loro decise differenze di stile nei brani proposti. In tutta onestà, forse perché le canzoni qui riportate provengono in misura maggiore dal repertorio dell’Uomo in Nero, Cash pare predominare. O forse può essere che Dylan sia solo molto rispettoso nei confronti del suo collega più ‘anziano’. Oppure ancora che, suonando di fatto con la band di Cash, Carl Perkins alla chitarra incluso, si senta ospite e da tale si comporti.

Entrando nel dettaglio: il primo cd propone altre versioni di brani poi pubblicati su “John Wesley Harding” e “Nashville Skyline”. Oltre alla citata “Western Road”, outtake di “Nashville Skyline”. I cd due e tre sono incentrati sulle ‘session’ del febbraio 1969 di Dylan insieme a Johnny Cash, ma vi è inclusa anche la performance dell’1 maggio al Ryman Auditorium di Nashville per la registrazione della prima puntata del The Johnny Cash Show, trasmessa sulla rete televisiva ABC il 7 giugno 1969. In coda al terzo cd ci sono poi alcuni brani registrati nel 1970 insieme al suonatore di banjo Earl Scruggs per lo speciale televisivo "Earl Scruggs: His Family and Friends", andato in onda nel gennaio 1971.

In definitiva, “Bob Dylan (Featuring Johnny Cash) – Travelin’ Thru, 1967 – 1969: The Bootleg Series Vol. 15” non figura tra i capitoli imperdibili della serie poiché quel periodo musicale di Dylan (con tutto il rispetto scrivendo) non è tra i suoi imperdibili, ma è un ulteriore tassello del mosaico formato dal corpus dell’opera di una delle figure fondamentali della canzone rock.

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