Celine Dion e il suo nuovo album in inglese

La cantante canadese torna alla ribalta con un disco in cui parla della perdita del marito ma anche della voglia di andare avanti

Recensione del 16 nov 2019 a cura di Francesco Arcudi

Voto 7/10

A sei anni dal suo ultimo progetto in inglese, la cantante canadese torna sulle scene mondiali con un disco che precede il tour mondiale del prossimo anno. Di acqua sotto i ponti ne è passata per la Dion, in questi ultimi anni, in primis ha perso il marito e manager Rene’ Angelil, nel 2016. Ovvio che nel nuovo lavoro non possa non esserci traccia di questa perdita e del dolore provato, ma sorprendentemente non tutto il disco è permeato dalla tristezza, tutt’altro.

Infatti già il brano di apertura, quella “Flying on my own” lanciata la scorsa estate, è una dichiarazione di intenti, non solo nel titolo, ma soprattutto nella produzione di David Guetta, nell’uso dell’autotune - che suona strano su una delle voci più belle del mondo - e sul ritmo serrato perfetto per le radio e le discoteche. Tantissimi gli autori dei brani, da Sia a Sam Smith a LP, e tanti i produttori, che conferiscono al disco suoni attualissimi e una produzione che tende a “svecchiare” il sound che ha reso Celine una star a livello mondiale.

Certo le ballad che hanno decretato il suo successo ci sono e anche numerose. Ad esempio la title track, quasi esclusivamente piano e voce, con un testo che è una sorta di training autogeno per proseguire con le proprie gambe e guardare avanti (“Coraggio non azzardarti a mollarmi adesso, sono davanti a qualcosa di nuovo, sei tutto ciò a cui devo aggrapparmi”). O “The hard way” con la voce spiegata ai massimi della sua estensione e un sound gospel che esplode a metà del pezzo. E ancora la potente “The perfect goodbye” cantata con una voce eterea, o “Love never dies” che suona come una sigla di un qualunque film di 007, detto con accezione tutt’altro che negativa. Certo alcuni pezzi su 16 (nella deluxe edition sono 19) sono meno riusciti, vedi “For the lover that I lost” co-scritta da Sam Smith o “Baby” la cui coautrice Sia canta anche nei backing vocals. Ma basta ascoltare la deliziosa “How did you get here” dal ritmo e sapore anni 60 per risollevare l’umore e il tono di questo disco. Per non parlare per la perla dell’album (almeno secondo chi scrive), “Imperfection”, un uptempo che è una dichiarazione di autoaccettazione e ha un sound modernissimo che a Celine non può che giovare. E se le sue doti vocali sono ancora una volta indiscutibili, soprattutto dal vivo (chi scrive ha avuto il privilegio di essere al suo concerto in Hyde Park lo scorso luglio a Londra), forse un disco più “ristretto” e succoso sarebbe stato più efficace, ma la Dion può ormai permettersi ciò che vuole e anche questo disco non deluderà i suoi fans.

Tracklist

01. Flying on My Own (03:31)
02. Lovers Never Die (02:51)
03. Falling in Love Again (03:51)
04. Lying Down (03:58)
05. Courage (04:14)
06. Imperfections (03:59)
07. Change My Mind (03:01)
08. Say Yes (03:32)
09. Nobody’s Watching (03:12)
10. The Chase (03:49)
11. For the Lover That I Lost (02:54)
12. Baby (03:34)
13. I Will Be Stronger (03:27)
14. How Did You Get Here (04:21)
15. Look at Us Now (03:18)
16. Perfect Goodbye (clean) (03:28)

Vai alle recensioni di Rockol

rockol.it

Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152
© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Privacy policy

Rock Online Italia è una testata registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996