«ANY GIVEN SUNDAY - SOUNDTRACK - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - ANY GIVEN SUNDAY - SOUNDTRACK - la recensione

Recensione del 16 apr 2000

La recensione

Lo sport quasi come maledizione. “Any given sunday” sta per “ogni domenica che Dio ha messo in terra”, come ciclicità che quasi non lascia scampo, e impone di continuo di mantenere l’assetto, controllare la posizione, prepararsi a dare il meglio, ogni sette maledetti giorni. Il film di Oliver Stone parla di una squadra di football americano e del rapporto che la lega al suo allenatore, considerato antiquato nei metodi, del segreto che permette ad un uomo di metterne insieme altri trenta e tenerli uniti per una causa comune. Animato da un cast che comprende tra gli altri Al Pacino, Cameron Diaz, Tennis Quaid, James Woods e LL Cool J, il film si porta su temi di forte attualità, particolarmente vivi negli States, e che possono essere letti anche come una metafora che va ben oltre lo sport e riguarda direttamente la vita e il modo di viverla. Di questo spirito collettivo ed epico, di questo approccio violento e fortemente agonistico, la colonna sonora del film si fa perfetta interprete, mescolando continuamente rock e hip hop in un continuo scambio di testimone che finisce per amalgamare a perfezione i brani. Del resto si sa, molti giocatori di football sono afroamericani, per cui l’hip hop ci sta tutto e forse in quantità anche superiore al rock, qui rappresentato egregiamente, tra l’altro, da uno splendido brano delle Hole di Courtney Love, che decide di far rivivere il fantasma del marito Kurt Cobain firmando “Be a man”. Il resto è musica da film nella migliore tradizione americana, un sequel di brani che faranno la felicità soprattutto di quanti amano il rap e la urban più ipnotica e smooth: Missy Elliott sa il fatto suo, del resto, e altrettanto si può dire di un vecchio giaguaro come LL Cool J (vecchio si fa per dire, visto che avrà trent’anni e poco più, ma ormai una carriera quasi ventennale), presente con un ruolo anche nel film, di Kid Rock, sempre efficace anche nella sua tracotanza. Il resto dei nomi aggiunge sapore alla minestra, e rende questa colonna sonora, pur nel suo rivolgersi ad un pubblico ben definito, omogenea. Da Stone ci saremmo aspettati altri nomi, in realtà, anche più retorici, ma la scelta di sposare un suono aggressivo e contemporaneo lo ha portato nell’impero del nuovo hip hop, che, come il football, non è certo uno sport per signorine.
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