«TOSHACK HIGHWAY - Toshack Highway» la recensione di Rockol

Toshack Highway - TOSHACK HIGHWAY - la recensione

Recensione del 17 apr 2000

La recensione

Mentre le nuove leve dell’elettronica si danno da fare a recuperare chitarre elettriche, mentre la nuova via per pensare musica, soprattutto in Inghilterra, è darsi al folk o avvicinarsi alla forma canzone, Adam Franklin, voce e chitarra di Swervedriver, ovvero di una delle guitar band soniche più convinte d’Inghilterra, dopo essere stato per anni ai confini del pop, non essersi mai immischiato nel pantano del brit pop e aver portato avanti, a suon di “wall of sound” chitarrosi e feedback elettrici, le soniche avventure iniziate a cavallo tra gli anni ‘80 e i ‘90 da gente come My Bloody Valentine o Jesus & The Mary Chain, mette in un angolo le chitarre, i “pedalini”, i “tremolo”, i big muff e altri ammennicoli vari da “fissato” per il guitar noise e, udite udite, tira fuori, chissà da dove, una serie di tastiere vintage, su cui costruire ballate eteree e quasi sempre strumentali. Già, Toshack Highway, questo progetto parallelo ai (per fortuna) non defunti Swervedriver, è proprio frutto di questo deragliamento di Franklin. Un deragliamento che lo porta in territori da chill out pop, da folk d’ambiente. Un deragliamento che, in musica, si traduce con lente ballate, con ninnananne sfilacciate e intimiste (nel brano d’apertura, “Harlem” e in “Board the bulletin train”, il pezzo più riuscito del disco), con brani in cui la bellissima e intonatissima voce di Adam si fa sentire, timidamente, in ben pochi episodi (“Wurlitzer waltzer”, “I’ve lost the feeling”, “I thought I saw my ship a-coming”). Tutto questo su un tappeto di suoni in cui si privilegiano le tastiere, le battute downtempo in odore di trip hop e dolci scivolementi acustici garantiti da chitarre rigorosamente “unplugged”, a garantire lucenti e sognanti ballate di ambient pop notturno ed astratto.
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