«THANKS FOR THE DANCE - Leonard Cohen» la recensione di Rockol

Grazie per il ballo, mister Leonard Cohen

"Thanks for the Dance" è il primo (e ultimo) album postumo del grande artista canadese.

Recensione del 22 nov 2019 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Leonard Cohen è morto il 7 novembre 2016, aveva 82 anni. Poco meno di un mese prima aveva pubblicato “You Want It Darker”, un ultimo, meraviglioso, album al quale aveva consegnato le sue riflessioni sulla morte e su Dio. Per il disco aveva lavorato fianco a fianco con il figlio Adam e a lui aveva affidato il compito di completare – per la parte melodico musicale i suoi testi - e pubblicare le canzoni sulle quali avevano lavorato nel tempo trascorso insieme che non avevano trovato posto in “You Want It Darker” non perché non fossero all’altezza del pubblico giudizio ma, più banalmente, in quanto queste canzoni sarebbero state fuori tema in quel contesto.

Adam ha tenuto fede alla promessa fatta al padre e, tre anni dopo, giunge a pubblicare “Thanks for the Dance” che, così promette, sarà l’unico album postumo che uscirà a nome Leonard Cohen, non ce ne sarà un altro. Sono numerosi gli artisti, a diverso titolo, che Adam ha voluto coinvolgere, ognuno per il suo, nella realizzazione del disco, come a voler celebrare coralmente la memoria del padre. Dal musicista spagnolo Javier Mas e Jennifer Warnes, già collaboratori di Leonard Cohen, a Beck, passando per Leslie Feist, Damien Rice, Bryce Dessner dei National, Richard Reed Parry degli Arcade Fire, il produttore Daniel Lanois e il pianista Dustin O’Halloran.

L’ascolto di “Thanks for the Dance” non può prescindere, emozionalmente, dalle premesse elencate più sopra e dal loro alto portato. Quindi, se “You Want It Darker” è stato il testamento in musica, questo nuovo album – che, è bene ripeterlo e mi piace pensare che davvero sarà così: questo sarà il suo ultimo disco  – oltre a essere una sorta di ultima volontà e anche un ultimo regalo di Leonard Cohen. Accade che, dopo qualche secondo dall’inizio dell’ascolto della prima traccia “Happens to the Heart”, quando entra la sua inconfondibile voce… ‘I was always working steady/But I never called it art/I got my shit together/Meeting Christ and reading Marx’ si venga sopraffatti da una commozione e da uno straniamento che svaniranno solo qualche minuto dopo che le note di “Listen to the Hummingbird”, ultimo brano della tracklist, hanno smesso di risuonare. Una voce che crea un effetto simile, fatte le dovute differenze e detto con tutto il rispetto del caso, a quanto dichiarato dal figlio Adam in una recente intervista: “Stare con lui è così, come quello che ti succede quando ascolti una canzone e la sua voce ti copre, densa e calda, come una coperta”.

Partecipare a questo suo ultimo viaggio, immergersi nelle melodie che con delicatezza e misura sono al totale servizio delle parole e, più di tutto, ascoltare la sua voce arrochita dal tempo cantare – ma più spesso declamare – parole eleganti e profonde legate a doppio filo con la vita e la fine della vita, con la sua vita, con la vita di chiunque, è un’esperienza forte. “Thanks for the Dance” è un grande disco di un artista che viveva per la sua arte. Lo sarebbe stato comunque, ma il pensare che questo è il commiato consapevole (ha cantato queste canzoni sapendo che sarebbe morto di lì a poco) di una persona che, come poche altre, è riuscita a superare i confini della canzone per spingersi nei territori contigui della letteratura e della poesia con una eleganza e una classe più unica che rara, ne amplifica a dismisura il suo valore.

Grazie di tutto, Leonard.

TRACKLIST

02. Moving On (03:11)
05. It's Torn (02:57)
06. The Goal (01:12)
07. Puppets (02:39)
08. The Hills (04:17)
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