Ronnie James Dio - MAGICA - la recensione

Recensione del 17 apr 2000

L’eminenza grigia dell’heavy metal (eh si, oramai Ronnie è sui cinquanta!) ritorna prepotentemente al suo pubblico dopo quattro anni d’assenza, presentandosi con un nuovo e stupefacente disco da studio. Dopo aver assaporato alcune delle sue note “divine” nel live del ’98 ed aver accolto con qualche perplessità i lavori degli ultimi tredici anni, ascoltando “Magica” ci si rende conto che finalmente Dio ha ritrovato la vera “fede”. Il cammino del piccolo vocalist si è nuovamente incrociato con quello di Craig Goldy e Jimmy Bain, ma questa volta parte della partita è anche l’ex- AC/DC Simon Wright, ultimo membro capace di rendere l’intera band una delle formazioni più interessanti che Dio abbia avuto sino ad ora. La conferma di questo grande comeback si ha ascoltando i settanta minuti che compongono “Magica”, una sorta di concept-album che riporta Dio alle sonorità di “Dream Evil”. L’esperienza condivisa con Black Sabbath e Rainbow è racchiusa tutta in queste dodici canzoni (escludendo l’introduzione ed il finale parlato) e si può ascoltare chiaramente sia in “Lord of the last day” e “Other world”, dei pezzi tipicamente sabbathiani, sia in “Fever dreams” e “Losing my sanity”, dove aleggia imperante l’ombra di Blackmore. Ma sarebbe riduttivo comparare l’intera opera esclusivamente a quello imparato dalle precedenti esperienze con questi due gruppi. Dio, infatti, metta molta farina del suo sacco in questo disco, curando in maniera quasi maniacale ogni singolo pezzo e provvedendo anche alle tastiere. Tutto l’album “Magica” ruota intorno ad un libro d’incantesimi, il cui possesso è causa d’interminabili battaglie cosmiche. La voce narrante di Dio ci narra la storia, dipanandosi tra pezzi di puro hard rock come “Challis”, all’emozionante ballata “As long as it’s not about love”, uno dei pezzi più struggenti che Dio abbia scritto sino ad ora. Aggettivando questo album di Dio, forse calzerebbe a pennello “cyber-fantasy”, adatto per le atmosfere fantascientifiche e per il gusto medievaleggiante che caratterizza le composizioni di Ronnie James. Un album che farà la felicità di tutti gli aficionados ed i nostagici del Dio-sound.

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