«IN THE SILENCE ELECTRIC - Julie's Haircut» la recensione di Rockol

"In The Silence Electric", la lunga notte dei Julie's Haircut

Pochi sogni e molti incubi nel nuovo album della band emiliana, sospeso tra le ombre che regolano scienza e magia

Recensione del 14 ott 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Il silenzio, illusorio, trasformato in un lungo viaggio, elettrico e notturno. Un cosmo espanso di nebbie e riverberi che i Julie’s Haircut trasferiscono nelle inquietudini metafisiche di “In The Silence Electric”, secondo album che la formazione originaria di Sassuolo pubblica per l’etichetta inglese Rocket Recordings, aggiungendo un altro paio di tasselli al proprio composito mosaico di strutture e alchimie.

Il nuovo lavoro - che segue di pochi mesi l’uscita di “Music From The Last Command" sonorizzazione commissionata dal Museo del Cinema di Torino e Transiti Trento della pellicola del 1928 del regista austriaco Josef Von Sternberg, arrivata da noi col titolo di “Crepuscolo Di Gloria” - riprende la tradizione, ormai consolidata, del sestetto emiliano di un approccio creativo libero, ma se ne discosta per una sequenza di brani dalla forma più definita, a modo loro ricercata in maniera del tutto fluida. Quasi una colonna sonora immaginaria che accompagna le diverse fasi del sonno di una notte carica di tensione, le tracce del disco evocano un misterioso altrove di cupe folgorazioni. Popolando il buio di ogni genere di forze ultramondane, portatrici di un’oscurità tanto avvolgente quanto capace di improvvise accelerazioni in cui immergersi quasi inconsciamente, prima di risvegliarsi di nuovo al sicuro, i Julie’s Haircut scandiscono i tempi di un ambiente estetizzante, cerebrale, eppure concreto. Un intreccio di ombre, richiamate fin dalle prime battute con la nenia dolciastra di “Anticipation of the night”, che, appunto, offre il preludio al buio che sta per arrivare pronto a inghiottire ogni cosa. Un flusso vischioso in grado di manifestarsi nel contrasto irrisolto tra la melodia sussurrata, la cascata di note al piano e il lungo bordone dissonante della chitarra elettrica, primo spiraglio su quello che il gruppo stesso definisce “un paesaggio sonoro incredibile e versatile costruito attraverso strati su strati di strumentazione e una voce a combustione lenta.”

Una progressione ipnotica che permette ai fantasmi che affollano il disco di uscire allo scoperto nei fumi esoterici di “Emerald kiss” e poi, ancora nella corsa ostinata e nervosa di “Until the lights go out”, tra sprazzi di new wave, ambient e oscillazioni narcotiche che arrivano dritte dalla convulsa avanguardia dei Pink Floyd di “A Saucerful Of Secrets” come dalle ossessioni di David Lynch e le colonne sonore di John Carpenter e dei Goblin. “Lord help me find the way”, quasi una preghiera accorata a un’entità luminosa che possa indicare una strada sicura, marca un salvifico momento di distensione prima di imboccare ancora una volta un abisso nero in cui incubi e sogni prendono forma dalla stessa materia.

Visioni e contaminazioni di generi diversi, dal post-rock al free jazz, che i Julies trattano senza soluzione di continuità, rendendo “In The Silence Electric” un disco dal fascino arcano, pulsante di frenetiche - e minacciose - trame di batteria, chitarre, tastiere, basso e sax, così come di voci nascoste, spesso filtrate, che sembrano giungere da uno spazio lontano, dagli incalzanti voli cosmici di “Sorcerer” allo spettrale eremo di “The return”. Il gruppo, sfuggendo di misura alle classificazioni, restituisce nelle atmosfere dense dell’album quel senso di esasperata impotenza rappresentato in copertina dai lacci costrittivi che imbavagliano il viso dell’artista tedesca Annegret Soltau. Toni distanti dalla pop art del manifesto “Libertad para Angela Davis” che vent’anni fa si mostrava trionfante nella grafica del debutto ufficiale “Fever In The Funk House”. Oggi, quel sound esuberante con l’immagine della riccioluta attivista afroamericana mitizzata dal grafico cubano Félix Beltrán sembra appartenere a un passato lontano, viste le mille traiettorie che i Julie’s Haircut hanno incrociato nella loro personale ricerca senza confini di suoni e suggestioni, rendendosi una delle più dinamiche - e insieme longeve - band da esportazione del nostro panorama indipendente.

Attraversato lo specchio del labirinto onirico, “In The Silence Electric”, con la sua immersione in un mondo sconosciuto e pericoloso, sembra custodire una narrazione articolata in un composito gioco di rimandi con la paura, meno immediata ma concreta, di una realtà ormai fatalmente esausta. La marcia primitiva di “Pharaoh’s dream” e la conclusiva, ammaliante, elegia di “For the seven lakes” seguono così un flebile sospiro, sempre più distante fino quando all'improvviso non torna il silenzio, in bilico, ancora una volta, tra il giorno e la notte. Tra scienza e magia.

TRACKLIST

01. Anticipation Of The Night (05:24)
02. Emerald Kiss (06:56)
03. Until The Lights Go Out (04:17)
04. Lord Help Me Find The Way (04:40)
05. Sorcerer (04:17)
06. Darlings Of The Sun (04:02)
07. In Return (03:49)
08. Pharaoh’s Dream (03:39)
09. For The Seven Lakes (04:51)
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