«CORPSE FLOWER - Mike Patton» la recensione di Rockol

Corpse Flower, il rock di Mike Patton incontra l’orchestra: che musica!

Una delle voci più duttili della recente storia del rock incontra un grande arrangiatore francese. Poteva uscire un disco mediocre?

Recensione del 18 set 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Uno è un intrattenitore nato, narratore con un gran senso dell’umorismo, rocker dalla voce duttile, amante dell’osceno e del drammatico. L’altro è un arrangiatore che non ama i confini stilistici, possiede il gusto della sorpresa, usa l’orchestra non per ammaliare, ma per spiazzare. Come quando, in “Camion”, toglie l’equilibrio all’ascoltatore con interventi orchestrali rapidi e scentrati. “Corpse flower” è così: un disco disorientante e potente, divertente e un po’ disturbante, per certi versi audace. Ecco, in un mondo di canzoni-meme, un disco bello, eccentrico anticonvenzionale e musicale.

Il francese Jean-Claude Vannier appartiene alla generazione dei produttori, arrangiatori, compositori e direttori d’orchestra che la storia del pop non ha celebrato, ma che lavorando nell’ombra hanno segnato un’epoca, diventando oggetti di un culto circoscritto, ma tenace. Ha arrangiato e in parte scritto tra i tanti il concept controverso e amatissimo di Serge Gainsbourg “Histoire de Melody Nelson”, è autore di numerose colonne sonore, ha pubblicato una mezza dozzina d’album solisti tra cui “L’enfant assassin des mouches”, album strambo e stilisticamente trasversale stampato inizialmente in sole 100 copie. Nel 2011 ha curato un tributo a Gainsbourg all’Hollywood Bowl di Los Angeles e lì ha incontrato Mike Patton. I due si sono ripromessi di collaborare. L’hanno fatto.

Il loro disco è una masterclass in collaborazione a distanza. Vannier ha inviato a Patton idee musicali e registrazioni, anche vecchie. Il cantante le ha trasformate in canzoni, a volte traducendo liberamente il testo dal francese all’inglese. Le ha poi rispedite al francese, che ha aggiunto arrangiamenti e orchestrazioni. Dentro c’è di tutto. In apertura, Patton recita su un tappeto ferocemente lounge una parte della “Ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde: “Alcuni uccidono con uno sguardo d’amarezza, altri con una parola adulatoria, il codardo uccide con un bacio, l’uomo coraggioso con la spada”. Patton non si cimenta in grandi equilibrismi vocali. Preferisce gigioneggiare, sussurrare al microfono, giocare a fare il cantante confidenziale, ma intanto sfida l’ascoltatore, ora cerca l’effetto comico, ora intimidisce. Arriva, in un pezzo titolato “Browning”, ad assumere il punto di vista di un’arma – sì, non di chi spara, ma dell’arma la cui sola presenza incita a uccidere.

Si passa da momenti volutamente indefinibili come il pastiche di “Cold sun, warm beer” a pezzi più tradizionali come la meta-canzone d’amore “Chanson d’amour”, dal quasi glam “On top of the world” a bizzarrie fatte e finite come la traccia che dà il titolo all’album, dove Patton si diverte a recitare nomi di piatti grassi e sanguinolenti in varie lingue e con voce da sadico. “Hungry ghost” è la storia di morti risorti fra rintocchi di campane, chitarre twangy, un clavicembalo (credo), la breve parte operistica di Anne Germain e un intermezzo quasi circense. Verso il finale, si canta di hobo che vivono sui treni (e di Harry Partch!) e si ascolta la storia del suicidio di una ragazzina narrata col freddo distacco di una radiocronaca che non toglie, ma aggiunge pathos. E infine, in chiusura, Patton veste i panni eleganti del crooner, ma è un’illusione infranta dai primi versi: “quando bevo troppo, mi cago addosso”.

Chi teme gli abbinamenti fra canzoni rock e arrangiamenti orchestrali sappia che non c’è niente di forzato nel modo in cui Vannier e Patton hanno unito i loro talenti. Il suono è scuro e affascinante, l’atmosfera spesso tesa, gli arrangiamenti orchestrali convivono in modo naturale con il suono di un gruppo rock, c'è una grande dinamica sonora. L’album possiede il tipo di bellezza evocato da titolo “Corpse flower”, la pianta cadavere. Sugli sfondi formidabili e precari architettati da Vannier, sabotati da accordi elettrici potenti, Patton inscena grandezze e miserie e stravaganze di cui è capace l’uomo.

 

TRACKLIST

01. Ballade C.3.3 (03:21)
02. Camion (03:23)
03. Chansons D'Amour (04:22)
04. Cold Sun Warm Beer (03:40)
05. Browning (03:14)
06. Hungry Ghost (03:48)
07. Corpse Flower (02:53)
08. Insolubles (04:08)
09. On Top Of The World (03:20)
10. Yard Bull (04:21)
11. A Schoolgirl's Day (03:27)
12. Pink and Bleue (03:14)
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