«THE NOTHING - Korn» la recensione di Rockol

I Korn sono tornati, per davvero… La recensione di "The nothing"

Album in studio numero tredici per Jonathan Davis e soci: “The Nothing”, oscuro e profondo, si presenta come il lavoro migliore della band da molti anni a questa parte

Recensione del 17 set 2019

La recensione

di Elena Palmieri

Alla loro tredicesima fatica in studio di registrazione la band di Jonathan Davis presenta un lavoro più oscuro dei precedenti, che suona sicuramente in modo diverso dallo scorso album “The serenity of suffering” - che pareva quasi un’autocitazione del gruppo californiano alle proprie origini. “The Nothing” infatti, riprende sì gli elementi che hanno consacrato i Korn come i veterani del nu-metal ma li ripropone in un modo differente; il sound di questo disco porta in sé un cambiamento e, di certo, può far tirare un sospiro di sollievo ai fan più affezionati: Davis e soci sembrano non essersi arenati alle loro vecchie glorie.

Il titolo è ispirato al film “La storia infinita” e definisce, secondo la band, “L’unico posto in cui l’anima trova rifugio”. Alla genesi del nuovo album di Jonathan Davis e compagni  vi è come elemento principale l’oscurità che ha pervaso il leader dei Korn da un anno a questa parte, a seguito della scomparsa della madre e in particolar modo della sua ex moglie Deven. Per Davis la stesura del disco - prima nella composizione della musica e poi nella scrittura dei testi - è stata una catarsi, portando alla luce turbamenti che la band trasforma in una musica che ha qui dell’apocalittico.  

In “The Nothing” di rabbia pronta a esplodere ce n’è, come ci sono vecchi e nuovi demoni da affrontare; ma questo album suggerisce più un processo introspettivo, profondo e oscuro. Davis si è scontrato con la cruda realtà di avvenimenti dolorosi e il leader dei Korn tira i fili della propria anima fino ad aggrovigliarsi su se stesso. Come la figura della copertina del disco, ricreata da cavi che, a loro volta, sostengono quel corpo che si abbandona al vuoto – la voce della band rimane in balia del suo tormento e dalla prima all’ultima traccia singhiozza domande a cui non trova risposta (come confessa lui stesso nella canzone conclusiva dell’album “Surrender to failure”). 

“Perché mi hai lasciato?” (“Why did you leave me?”) dice la voce sommessa del cantante nell’incipit del disco mentre il suono di una cornamusa - unito a quello della batteria e della linea di basso – sovrasta i versi disperati del pezzo che introduce l’ascoltatore a un’esperienza sonora da intraprendere trattenendo il fiato. La nuova prova sulla lunga distanza dei Korn non è, infatti, una semplice sequenza di brani messi uno in fila all’altro ma un vero e proprio percorso musicale.

Come già anticipato dai tre singoli estratti dall’album - "Cold", "You'll never find me" e “Can you hear me” – la band di Bakersfield con questo lavoro tira le somme dei suoi ventisei anni di carriera per andare oltre e la resa è buona: in “The Nothing” – dove comunque non manca l’utilizzo dei sintetizzatori, ma che rimangono in profondità del suono – i giri di chitarra di Munky ed Head si pongono sulla stessa lunghezza d’onda (“Idiosyncrasy” ne è un chiaro esempio) e Ray Luzier, alla batteria, rende giustizia al ritmo martellante della musica mentre arrivano dritte le linee di basso di Fieldy che definiscono l’ambiente sonoro di ogni pezzo dell’album. Il frontman dei Korn – che nella canzone “H@ard3r” si chiede in modo disperato “Dimmi cosa provare, questa merda non può essere reale” (“Tell me what to feel/ This shit can't be real”) – propone una voce diretta e incisiva che, pur sopraffatta dal dolore, non perde lucidità nemmeno quando Davis singhiozza in “The end begins” e nell’ultima solenne traccia che chiude il disco.

Mentre i fan di vecchia data converranno che i Korn con “The Nothing” mettono a segno quello che, forse, è uno dei loro migliori album da molti anni a questa parte, gli ascoltatori dell’ultima ora  potrebbero sorprendersi con il nuovo lavoro di Davis e compagni che riuscirebbero ad arrivare anche a orecchie meno abituate alla musica heavy.

TRACKLIST

01. The End Begins (01:30)
02. Cold (03:45)
05. Idiosyncrasy (04:38)
07. Finally Free (03:53)
08. Can You Hear Me (02:52)
09. The Ringmaster (03:00)
11. H@rd3r (04:47)
12. This Loss (04:41)
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