«HYPERSONIC MISSILES - Sam Fender» la recensione di Rockol

Il rock anglo-americani di Sam Fender

Il cantautore inglese al debutto: un disco che più che Springsteen, spesso usato come riferimento, guarda ai War On Drugs, e convince per suono e scrittura.

Recensione del 19 set 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Senti "Hypersonic missiles" e capisci perché Sam Fender è stato spesso paragonato a un giovane Springsteen: quando la canzone si apre, sembra di sentire la E Street Band di "The rising", con tanto di sax alla fine. Ma la voce tradisce i 23 anni, e l'accento rivela l'origine inglese: è nato il 25 aprile del 1996 a North Shields, zona Newcastle, nel nord est dell'Inghilterra. Di lui si è parlato molto, negli ultimi due anni, dal singolo di debutto "Play God" nel 2017, alla nomina nel BBC Sound del 2018, la rilevante classifica annuale dei nuovi nomi da tenere d'occhio della musica inglese, alla firma per Universal.

Sappiamo come funziona, la musica d'oltremanica: si costruiscono aspettative altissime su nuovi nomi, che poi spesso vengono bruciati al primo errore. Non è questo il caso di Sam Fender, che già al secondo brano si scrolla di dosso quel paragone ingombrante: "The borders" guarda piuttosto al rock anni '80, e la mente corre ai War On Drugs e Ryan Adams. Certo, il mondo è sempre quello, il rock americano classico. Ma non solo: in un'altra canzone, "That sound", ci sono echi degli anni '80, ma di quelli inglesi, con un riff alla Cure d'annata. 

Ma Sam Fender va oltre questi riferimenti: l'album dimostra ottime capacità di scrittura e di arrangiamento - soprattutto quando è minimale, e capita doverse volte. La migliore è "White privilege" è praticamente solo voce e chitarra, e il suono è perfetto per raccontare la rabbia cieca che pervade le bolle estremiste. C'è anche un lato più leggero: Fender non dimentica di essere un 23enne, ed è forse in questi momenti che ricorda di pià il giovane Boss: "Tonight, these streets are heaving/With young hearts on the chase/We'll have this place on lockdown/It's here for you to taste", canta in."You're Not The Only One".

L'album si chiude, non a caso, con una intensa interpretazione dal vivo di "Use", a dimostrare che ci sa fare anche in quel comparto, come si conviene ad un rocker. Insomma: buona la prima. E' presto per dire se Sam Fender sia una "big thing"; per il momento siamo di fronte ad un ottimo esordio rock: è già un'ottima notizia.

 

 

 

TRACKLIST

02. The Borders (05:32)
03. White Privilege (03:29)
04. Dead Boys (03:23)
06. Play God (03:45)
07. That Sound (03:25)
08. Saturday (03:01)
09. Will We Talk? (02:42)
10. Two People (03:56)
11. Call Me Lover (03:21)
12. Leave Fast (03:44)
13. Use - Live (03:31)
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