«WYSIWYG - Chumbawamba» la recensione di Rockol

Chumbawamba - WYSIWYG - la recensione

Recensione del 12 apr 2000

La recensione

Esce a oltre due anni di distanza dal precedente questo nuovo album di una band che sa di essere fastidiosa, e che ce lo ricorda immediatamente: provate a ripetere "WYSIWYG"senza attorcigliarvi la lingua. Non è facile, e tutto sommato va bene così. Acronimo di "What You See Is What You Get", il titolo dell'album è azzeccato preludio alle canzoni in esso contenute: che sono ventidue, un numero impressionante e assolutamente fuori misura. Come fuori misura è la durata dei brani, che si sviluppa quasi senza eccezioni attorno ai due minuti circa.
Dentro, sostanzialmente, c'è tutta la vita degli otto Chumbawamba, arrivati alla ribalta nel 1998 - guarda caso, subito dopo essere passati a una major, la EMI - con un singolo, "Thubthumping", che è risultato essere il più trasmesso dalle radio dei college americani nel corso dell'anno successivo alla sua uscita. La band - anni trascorsi, fedele alla linea, in una comune di Leeds - in "WYSIWYG" urla tutta la sua rabbia contro il mondo e contro quella "pop culture" imperante che vede vincitori gli 'N Sync e i Backstreet Boys, perdenti, se possibili, tutti gli altri. Attenzione alle parole di "I'm with stupid", la canzone che apre l'album: "Un'altra boy band bianca/ Sono felici su richiesta" (ma l'inglese "on demand" rende meglio l'idea).
Menzione speciale per "New York mining disaster 1941", cover a cappella di un brano scritto dai Bee Gees nel 1967; farà impazzire chi ama, oltre che gli autori della versione originale del pezzo, gente tipo i Beach Boys - e chi non si scandalizza per il "saccheggio" dichiarato di cui i Chumbawamba sono strenui sostenitori. I nostri rubano da chiunque: da Simon & Garfunkel, dalla dance, dal folk e dal rock di tutti i tempi, persino dal country e dal pop fine anni '50. E se alcuni dei loro brani strizzano l'occhio vergognosamente alle "tiny tunes" più orecchiabili, sotto la struttura complessiva del disco scorre, potente, un vero afflato di rivolta. Che non è mai polemica gratuita, perché si fa forte degli strumenti di una vita spesa a stare "contro", senza paura di andare controcorrente.
Non è retorica, la nostra: pensate che sul b-side di "She's got all the friends", il singolo di lancio dell'album, c'è un brano in cui i Chumbawamba si scagliano persino contro Bono - che vorrebbero vedere precipitare da un aereo, assieme a nemici più "probabili", come Bill Gates e Bill Clinton. Ancora due parole sul singolo: sebbene in questo caso la band sia scesa a compromessi con il mondo dello show-biz, accettando in nome di un agognato passaggio su MTV di accompagnarlo a un video, le parole hanno molto da insegnare a chi crede che quelle della musica leggera siano solo canzonette. Dice infatti, a un certo punto, il testo: "She's got all the friends that money can buy... you can buy your friends, but I'll hate you for free". Puoi comprarti tutti gli amici che vuoi: io ti odierò gratis.
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