«APOLLO: ATMOSPHERES AND SOUNDTRACKS (EXTENDED EDITION) - Brian Eno» la recensione di Rockol

Il Suono dello Spazio. L’eterno ritorno di ‘Apollo’, monolite dell’ambient music.

Recensione del 10 ago 2019

La recensione

Di Simöne Gall

Nel luglio del 1969, ce lo hanno ribadito di recente fino alla nausea, gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin realizzarono un enorme passo nella storia dell'umanità, atterrando per la prima volta sul suolo lunare.
Il direttore di lancio dell’intero programma Apollo fu l’ingegnere Rocco Petrone, autentico pioniere della corsa allo spazio, figlio di immigrati lucani.
Lo scorso 18 luglio, Matera ha ospitato la performance multimediale “Apollo Soundtrack” messa in scena da Roger Eno, fratello del più celebre Brian -, assieme alla formazione britannica degli Icebreaker. Roger, pianista d’impostazione classica, contribuì attivamente con il fratello, nel lontano 1983, alla stesura dell’album che è qui doverosamente oggetto di recensione. Una collaborazione a tre, completata dal chitarrista e compositore canadese Daniel Lanois, largamente più noto come produttore - ha un curriculum piuttosto lungo -  e in particolare come produttore degli U2 (lo si trova, ad esempio, su ‘The Joshua Tree’ e ‘Achtung Baby’) e di Bob Dylan ("Oh mercy").

Originariamente commissionato come colonna sonora per un documentario - del regista Al Reinert - composto di filmati inediti, in 35mm, dello sbarco dell’Apollo 11 (il film verrà reso disponibile solo nel 1989 con il titolo di "For All Mankind"), ‘Apollo’ incapsula perfettamente quella "magnifica desolazione" che Buzz Aldrin ebbe a percepire nel solcare un corpo celeste altro. Parlando con Reinert, Eno aveva scoperto che a tutti gli astronauti della missione Apollo era stato permesso di portare una cassetta nello spazio e anche che quasi tutti avevano scelto il country come genere prediletto. Eno riusciva a scorgere nel country un che di “spaziale”, essendovi inglobate in esso tutte le connotazioni tipiche del mito del pioniere che ha sempre ammaliato la cultura americana. L’influenza del suddetto genere permea pertanto alcune tracce del disco come "Silver Morning" e "Deep Blue Day", sorrette dalla languida pedal-steel guitar di Lanois ma avidamente avviluppate dall’onirismo ambient che costituisce l’album sin dalla radice.
‘Apollo’ è musica di frontiera dell'era spaziale che va a porsi al di là di ogni logica temporale; la sua è un’essenza imperscrutabile, esattamente come la portata dell'evento colossale che intende commemorare. Puro, distante, inconoscibile; fugace, delicato e insieme serenamente stupendo. Essenziale per tutti gli accoliti di Eno. Oltremodo indispensabile laddove si parli di quel linguaggio musicale denominato “ambient” introdotto - negli anni Settanta - dallo stesso Brian Eno con album quali ‘On Land’ e (prima ancora) ‘Music For Airports’. (Orientativamente rappresentativi del genere, per chiudere il cerchio, sono anche ‘The White Arcades’, di Harold Budd, e ‘Hybrid’, di Michael Brook, che è poi una cooperazione sonora con Eno (Brian) e ancora Lanois.)
“Under Stars”, “The Secret Place”, “Signals”, “An Ending (Ascent)”, “Drift” e “Always Returning” sanno invaderti limpidamente fino all’anima, così garbate nel diffondere tutta la loro purezza. “Under Stars” segna una sorta di trilogia nel corso della programmazione dell’album, assieme con “Under Stars II” - fondamentalmente la stessa traccia, ma rimaneggiata con claustrofobici effetti delay - e con la conclusiva “Stars”.

Differentemente dalle uscite solite in edizione expanded di dischi importanti, che tanto promettono senza quasi mai fornire all’acquirente alcunchè di realmente appetibile (ci si trova spesso dinnanzi a dei remaster inutili con l’aggiunta di qualche demo inascoltabile spacciata per outtake – vedi il più recente caso Led Zeppelin), questa edizione di ‘Apollo’ presenta un disco supplementare di materiale inedito affatto inservibile. Oltre all'LP originale, doverosamente rimasterizzato per intero dal Miles Showell agli Abbey Road, troviamo undici composizioni inedite che in qualche modo reinventano la colonna sonora del documentario di Reinart. Quel che c’è dietro è a tutti gli effetti di una collaborazione a distanza. Lanois ha composto le sue parti dagli Stati Uniti, Roger Eno dal Suffolk e i file prodotti sono finiti allo studio londinese di Eno, il quale si è occupato di assemblare e finalizzare il materiale raccolto. L’ambient corrente delle varie “The End Of A Thin Chord”, “At The Foot Of The Ladder”, “Waking Up”, “Under The Moon” o “Clear Desert Night” racchiudono melodie interstellari in grado di instaurare un senso di profonda quiete.

Premete play, chiudete gli occhi, fate lunghi respiri e permettete alla vostra coscienza di espandersi. Fino allo spazio e ancora oltre.

TRACKLIST

#1
02. The Secret Place - Remastered (03:31)
03. Matta - Remastered (04:20)
04. Signals - Remastered (02:47)
06. Under Stars II - Remastered (03:23)
07. Drift - Remastered (03:05)
08. Silver Morning - Remastered (02:40)
09. Deep Blue Day - Remastered (03:58)
10. Weightless - Remastered (04:35)
11. Always Returning - Remastered (04:04)
12. Stars - Remastered (08:02)

#2
01. The End Of A Thin Cord (04:08)
02. Capsule (03:13)
03. At The Foot Of A Ladder (03:35)
04. Waking Up (02:29)
05. Clear Desert Night (03:11)
06. Over The Canaries (04:41)
07. Last Step From The Surface (03:58)
08. Fine-grained (03:37)
09. Under The Moon (03:10)
10. Strange Quiet (04:09)
11. Like I Was A Spectator (04:23)

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