Probabilmente il nome di Mabel non vi dirà niente, ma sicuramente negli ultimi mesi avrete sentito più di una volta in giro la sua "Don't call me up", che ha fatto sfracelli - positivamente s'intende - un po' ovunque. Parlano le nove cifre che compongono il numero complessivo, ad oggi, delle visualizzazioni del videoclip ufficiale del singolo su YouTube: circa 105 milioni. Mica male per un'esordiente. "High expectations" è l'album d'esordio della cantante, figlia di Neneh Cherry (dunque nipote del leggendario trombettista jazz Don Cherry) e del già collaboratore dei Massive Attack Cameron McVey.
Il disco contiene 14 tracce a cui hanno messo mano ben ventisei diversi produttori - una consuetudine, ormai, nel pop. Tra gli altri ci sono anche Steve Mac (già braccio destro di Ed Sheeran), Fraser T Smith (Adele, James Morrison, Sam Smith) e Jax Jones.
"High expectations", che è il primo vero disco di Mabel - vero nome Mabel Alabama Pear McVey, classe 1996, nata a Malaga in Spagna ma cresciuta in Inghilterra - dopo una serie di esperimenti, è un disco di moderno r&b, tra (molta) elettronica e qualche ballata. Nei testi Mabel parla di temi come l'amore giovanile, il dolore e le sfide delle relazioni nell'era digitale: "Parlare di tutto questo ti dà fiducia. Se vuoi fare un disco che parla delle persone, devi metterti seduta, ascoltare e analizzare tutto al microscopio. Avrei voluto che fosse così anche con i miei eroi quando ero bambina. Il sogno della popstar dalla vita perfetta non è più valido per la nostra generazione", dice.
A livello di suoni e produzione il disco strizza l'occhio ai lavori recenti di The Weeknd e Ariana Grande. Qualcuno ha definito Mabel la nuova Rihanna e la nuova Beyoncé: un paragone forse azzardato, ma il tempo dirà se è effettivamente così. Il talento, comunque, c'è: il rischio è che possa finire divorato dal successo di "Don't call me up", che non sembra volersi fermare.