«JAIME - Brittany Howard» la recensione di Rockol

Brittany Howard oltre gli Alabama Shakes

Album solista per la cantante/chitarrista, che ci racconta le proprie origini e l'esperienza della crescita

Recensione del 24 set 2019 a cura di Daria Croce

La recensione

In questo principio di autunno, la voce di Brittany Howard è perfetta per scaldarci. Alla sua prima prova da solista, dopo una decina di anni di militanza negli Alabama Shakes, l’artista americana colpisce subito nel segno.

“Jaime” è un album che mescola sapientemente soul e jazz, con qualche tocco funky e un filo conduttore pop, uno stile che affonda le radici in Billie Holiday, ma con il piglio graffiante contemporaneo di Macy Gray. Il titolo è un omaggio alla sorella maggiore, scomparsa prematuramente a 13 anni per una malattia incurabile: fu proprio Jaime ad accendere in lei l’interesse per la musica e altre forme d’arte, ma - come ha dichiarato la stessa Brittany - l’album non parla della sorella.

Si tratta comunque di un disco autobiografico, perché attraverso queste 11 tracce l’artista statunitense si racconta con una sincerità quasi spiazzante e spesso dolorosa, affrontando argomenti anche scottanti, tra l’impegno politico e civile, in maniera diretta e trasparente. Lo fa già a partire dal primo pezzo in cui afferma “History repeats and we defeat ourselves”, così come in “13th Century Metal” dove canta “I am dedicated to oppose those whose will is to divide us / and who are determined to keep us in the dark ages of fear”.

Cresciuta in Alabama, figlia di madre bianca e padre di colore, in “Goat Head” Brittany evoca ricordi d’infanzia legati agli episodi di razzismo vissuti dalla sua famiglia (“My mama was brave / To take me outside / ’Cause mama is white / And daddy is black / When I first got made / Guess I made these folks mad”) e, tra le righe dei suoi testi, la domanda di fondo sembra essere sempre la stessa: perché esiste ancora tutto questo odio? Perché tanta chiusura mentale?

Brittany si guarda indietro anche con dolcezza, come in “Georgia”, in cui racconta una delle sue prime cotte, e riflette su temi quali trasgressione e religione in “He Loves”.  Si accompagna sempre alla chitarra e, ascoltandola, si avverte che ha scritto la maggior parte dei pezzi in solitudine, perché “Jaime”, sostanzialmente, è un album intimo. L’impressione è che tutto sia fluito con naturalezza e probabilmente è davvero andata così, dato che lei stessa ha dichiarato: “Ovunque mi porti la creatività, io non ho modo di decidere la direzione. E, comunque, quando tento di impormi so che non ne verrà fuori nulla di buono” 

Un’amica che l’ha vista dal vivo a Londra meno di un mese fa, mi ha parlato dell’energia di Brittany dal vivo, della sua voce straordinaria e della sensazione di essere di fronte a qualcosa di grande in procinto di esplodere. Nel raccontarmi il concerto, infatti, mi ha detto: “È come ascoltare la promessa di qualcosa che sarà”. E dopo aver sentito questo album, parliamo di un futuro neanche troppo lontano.

TRACKLIST

01. History Repeats (03:04)
02. He Loves Me (02:31)
03. Georgia (03:18)
04. Stay High (03:11)
05. Tomorrow (03:13)
06. Short and Sweet (03:44)
07. 13th Century Metal (04:47)
08. Baby (02:26)
09. Goat Head (03:12)
10. Presence (02:46)
11. Run to Me (03:04)
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