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Recensioni / 11 lug 2019

Chris Robinson Brotherhood - SERVANTS OF THE SUN - la recensione

La fratellanza di Chris Robinson

Il Culto delle Radici - ‘Servants Of The Sun’ è un trionfo per i seguaci della Fratellanza.

Voto Rockol: 4.0/5
SERVANTS OF THE SUN
Megaforce (CD)

Di Simöne Gall

Se parliamo di rock ‘n’ roll, viene piuttosto difficile non trovare insuperabili i vecchi album da studio dei Black Crowes. In particolare i primi cinque, a cominciare dal debutto ‘Shake Your Money Maker’ - era l’ormai lontano, ma solo temporalmente, 1990 -, passando per il successivo ‘The Southern Harmony and Musical Companion’, piazzatosi in cima alla Billboard 200 animato dall’insigne singolo “Remedy”, per giungere a quello che – personalmente – ritengo essere il miglior lavoro attinente ai Corvi Neri, ovvero “By Your Side”, cui sarebbe sopraggiunta la fuoriuscita dal gruppo, dovuta a problemi di dipendenza oggi risolti, del prodigio del blues-rock Marc Ford.

Oltre che per la sua capacità performativa, in quegli anni il leader della band, Chris Robinson, non passava inosservato nemmeno per la sua spocchia, che amava sfoggiare durante le interviste con una certa presunzione (ne sa qualcosa il fratello minore Rich, che lo ha accompagnato lungo il percorso musicale dei Crowes e da cui si è separato in maniera tutt'altro che amichevole, anzi). Le sue critiche, rivolte ai più disparati nomi della musica, ebbero una certa eco presso le riviste musicali, negli anni Novanta. Su un vecchio numero del settimanale britannico Kerrang!, ad esempio, lo si coglieva a lanciare alacremente invettive pressoché su chiunque, da Madonna ai Def Leppard; dagli Aerosmith ai Guns N’ Roses; dagli ZZ Top agli Alice In Chains. Verso questi ultimi, in particolare, si espresse in modo particolarmente aspro: “Se avessero ascoltato di più i Rolling Stones, invece che i Kiss, forse ora sarebbero consci di quanto la droga sia in grado di sputtanare la tua band”. Chris non risparmiò nemmeno lo stesso leader degli Stones, Mick Jagger, rimproverandolo per il fatto di continuare a esibirsi nonostante il progredire dell’età.

Contraddicendo implicitamente se stesso, posto che la regola dell’invecchiamento sia valida anche per sè, attualmente Chris non vuole ancora esimersi dal concedere al (non più così folto) pubblico che lo segue la sua sempre efficace ugola canterina. Lui e la Fratellanza, pertanto, hanno proceduto a imbottigliare la loro essenza più pura in dieci “nuove” canzoni, pescando, come previsto, dal solito campionario hippie settantiano già celebrato con dischi quali ‘Big Moon Ritual’ o ‘The Magic Door’. In realtà, l’iniziale e convincente “Some Earthly Delights” rimanda di volata a quel certo soft-rock raggiante in stile Supertramp, una sensazione che avevo colto già precedentemente osservando l’arroventata copertina di questo “Servants Of The Sun”, il cui design, non so bene perché, mi fa pensare agli autori dell’imperdibile (si può dire?) ‘Breakfast In America’.  

Sono sincero, non avevo manifestato chissà quale entusiasmo per questa uscita targata CRB. Sarà perché, stancamente, intuivo già cosa aspettarmi; sarà anche che ormai, noi abituali ascoltatori di musica siamo piuttosto scettici sulle novità discografiche in generale. Un po’ perché - forti del nostro presuntuoso udito smussato - siamo convinti che in giro ci sia poco o nulla d’interessante (in fatto di novità), un po’ perché bombardati di mail, immagini, video, post e quant’altro, non abbiamo più la pazienza di prestare tempo e orecchie verso ciò che non riconosciamo istintivamente essenziale per i nostri palati musicali “sopraffini”. “Stars Fell On California”, per esempio, è un placido brano molto interessante, ma che non aggiunge assolutamente nulla a quanto già detto artisticamente da Robinson. Lo stesso dicasi per la cremosa “The Chaffeur’s Daughter”, che suona molto Lynard Skynard sin dal primo secondo. Perché, direte voi, aspettarsi in fondo qualcosa di diverso da un artista che fa quello che fa nel più totale rispetto della sua passione? Lo ammetto: avete ragione voi. “Servants Of The Sun” è nella sua globalità un lavoro ottimamente lustrato rispetto agli elementi stilistici di quel tipo di musica da cui Robinson estrae linfa. “Let It Fall”, “Venus In Chrome”, forse il pezzo più convincente dell’intero album, assieme con la conclusiva “A Smiling Epitaph”, sono episodi sonori misurati che si lasciano consumare spassionatamente, forti di una validissima produzione (ad opera della band stessa, leggo da Discogs).

Ricordo che, non particolarmente allettato dal debutto dei Brotherhood, lasciai un commento poco elettrizzante sulla loro pagina Facebook (era il 2011). Mi rispose con sdegno l’amministratore (della pagina), esortandomi – legittimamente - a non seguire più il gruppo qualora non ne fossi soddisfatto. Per ora, vista la qualità di “Servants Of The Sun”, non me la sento di seguire il suo consiglio. Ancora qualche ascolto e potrei arrivare a giudicarlo un capolavoro, quantomeno all’interno del contesto discografico della band, di cui peraltro fanno parte esecutori di tutto rispetto: dal chitarrista Neal Casal, già con Ryan Adams and The Cardinals all’ottimo pianista Adam MacDougall, già al fianco di Robinson nella reunion dei Black Crowes che aveva dato vita al poco indispensabile ‘Warpaint’.  

TRACKLIST

01. Some Earthly Delights - (04:53)
02. Let It Fall - (05:49)
03. Rare Birds - (04:26)
04. Venus in Chrome - (05:54)
05. Stars Fell on California - (05:30)
06. Comin' Round the Mountain - (04:26)
07. The Chauffeur's Daughter - (06:53)
08. Dice Game - (04:53)
09. Madder Rose Interlude - (00:42)
10. A Smiling Epitaph - (06:07)