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Recensioni / 16 giu 2019

Perry Farrell - KIND HEAVEN - la recensione

Grosso guaio in paradiso

"Kind Heaven" è il nuovo album solista per il frontman dei Jane's Addiction, che si lancia in un mix di generi e suggestioni

Voto Rockol: 3.0/5
Recensione di Andrea Valentini
KIND HEAVEN
Bmg Rights Managemen (CD)

Il folletto poetico e decadente Perry Farrell (frontman di Jane’s Addiction, Porno For Pyros e Satellite Party) ha fatto qualcosa in più dell’ormai bacucco e ritrito patto col diavolo. Dorian Gray gli spiccia casa, Robert Johnson gli annaffia i gerani e Faust gli pulisce le grondaie, tanto per mettere i proverbiali puntini sulle i.

E così, a 60 anni suonati (a marzo, per l’esattezza), si permette – con umiliante nonchalance – di consegnare al mercato un nuovo album, che è poi il suo secondo come solista. Lo fa presentandosi già alla vista in forma smagliante, con quell’aria un po’ da Fonzie pirata e gangster, non dissimile dall’Al Pacino degli anni d’oro (diciamo fra “Cruising” e “Scarface”). Poi, con una mossa che definire paracula è poco, butta sul piatto ospitate da red carpet del rock, chiamando a sé Taylor Hawkins (Foo Fighters), Elliot Easton (Cars) e Tommy Lee per qualche cameo. Infine si fa produrre da Tony Visconti (a costo di cadere nel didascalico, è d’obbligo ricordare che ha lavorato a lungo con David Bowie, T. Rex, Thin Lizzy e Iggy Pop – fra i tanti).

Insomma, in questo modo Farrell cattura la nostra attenzione senza troppa fatica, ancora prima di ascoltare una sola nota. Ma come suona il disco?

“Kind Heaven” consta di nove tracce (per circa 31 minuti di durata) la cui genesi, stando a Perry, è da attribuire a un sogno – anzi a una proiezione astrale – in cui si mescolavano il profeta Isaia, il ritorno del Messia, la CIA, l’FBI, l’Anticristo, Putin e Donald Trump. Insomma, perdonate il francesismo, un bel casino di fantapolitica religiosa. E il risultato, a livello sonoro, ne è lo specchio: un disco con sprazzi e flash geniali, ma immerso in un brodo primordiale caotico in cui a tratti si fatica a restare a galla. Per continuare con l’immagine del sogno, se la si applica a queste canzoni si ottiene una sorta di lava-lamp schizoide, cangiante come il flusso di pensieri di una mente in preda a un’iperattività invalidante o a una grave difficoltà nella concentrazione.

Il rock alternativo si scioglie nella psichedelia che, a sua volta, muta in electropop per poi mostrarsi in panni EDM… ma attenzione: fanno capolino più volte anche il metallo intelligente, il funk meticciato col rock e una certa sensibilità orchestrale. Su tutto, a fare da collante, c’è però l’elemento chiave, quello che dà senso compiuto all’intero progetto: la voce unica e riconoscibile fra migliaia di Perry Farrell. La voce che, a suo tempo, ha reso speciale tutto ciò in cui Perry si è imbarcato a livello musicale,

Concludendo – alla Mike Bongiorno, ma senza grappa – “Kind Heaven” è una buona testimonianza di salute creativa (e non solo) per Farrell. Ma va assunto a piccole dosi, per evitare la sensazione di trovarsi sperduti in un magazzino di CD senza copertina, mescolati da Trump, Putin e il profeta Isaia, tutti quanti in vena di scherzi.

 

TRACKLIST

01. (red, white, and blue) Cheerfulness - (02:20)
02. Pirate Punk Politician - (02:50)
03. Snakes Have Many Hips - (03:27)
04. Machine Girl - (03:35)
05. One - (04:02)
06. Where Have You Been All My Life - (03:25)
07. More Than I Could Bear - (04:17)
08. Spend The Body - (03:01)
09. Let's All Pray For This World - (04:08)