Rockol - sezioni principali

Recensioni / 17 mag 2019

Alex Seel - SPELL ON A TIN DRUM - la recensione

Il fingerpicking di Alex Seel

Alex Seel, nato a Londra, cresciuto nel Devon, maturato sulle coste irlandesi della penisola di Dingle e tornato infine a Londra per affermarsi professionalmente è un artista interessante del nuovo folk

Voto Rockol: 3.5/5
Recensione di Redazione
SPELL ON A TIN DRUM
Ballymore Records (CD)

Di fronte a un oceano dove si rincorrono selvaggiamente onde di R&B/hip-hop, Techno, Rock e Pop ogni tanto è piacevole lasciarsi cullare dalla dolce marea sonora del New Folk. Artisti come Bon Iver, Mumford & Sons, Iron and Wine hanno aperto la strada rivitalizzando la cultura Folk arricchendo la cromia armonica e melodica di una cultura musicale nobile ma forse troppo legata all'ortodossia; quello che è stato per anni uno stile di nicchia grazie a loro è diventato un trend popolare molto diffuso in tutto il mondo.

Alex Seel, nato a Londra, cresciuto nel Devon, maturato sulle coste irlandesi della penisola di Dingle e tornato infine a Londra per affermarsi professionalmente è diventato oggi uno degli artisti più interessanti di questo genere. Puntiglioso studioso della tecnica chitarristica di maestri come Bert Jansch, Leo Kottke e John Martyn e appassionato affettivamente al Blues degli anni 60/70, in questo suo terzo album scritto in parte in una roulotte sulla costa occidentale dell'Irlanda e per lo più registrato a Londra, allarga i suoi orizzonti sonori.

Si parte infatti con "Take This Guitar", una ballata in 3/4 che racconta il suo amore per una chitarra artigianale (Alex ne ha una collezione preziosissima) arrangiata con l'accompagnamento di un quartetto d'archi. Una storia di viaggi e momenti di una vita itinerante al fianco di una fedele compagna dal suono sincero e squillante; forse il brano più romantico del disco. Si volta pagina con il soft rock blueseggiante di "Eyes Wider Than", con il groove della batteria che ricorda Get Back e l'incalzante fraseggio della chitarra che sottolineano la frenesia che contraddistingue la società di oggi. Segue "Practical Mind", una classica ballata "chitarra e voce" morbida e intimistica; una breve parentesi per introdurre il brano più divertente dell'album: "Grass Is Greener", in puro Slow Dixieland che mischia il profumo festoso di New Orleans con quello dei sigari dei club di Londra più conservatori per dipingere con ironia tipicamente britannica l'infelice scelta di uscire dall'Europa in nome di un patriottismo un po' snob ormai obsoleto. Splendido l'arrangiamento dei fiati, in particolare l'assolo di trombone. Con "Blue Sky in Our Hands" cambia di nuovo lo scenario acustico: i suoni elettronici diventano rarefatti e un delicato e prolungato effetto larsen della chitarra fa da tappeto al brano più onirico dell'album. Si torna quindi alla familiare sonorità acustica di "The River", un morbido madrigale che introduce "Before Sun Goes Down", un soft blues che s'incattivisce nell'inciso. Si arriva infine al pezzo più pop: "Satellites", scelto come singolo per presentare l'album. Quello che più sorprende di questa canzone Country è la purezza e la semplicità: il giro armonico è un classico e anche l'arrangiamento è scontato, ma alla fine la melodia così vera e spontanea e la storia di questo amore che nulla al mondo può incrinare ne fanno un vero inno all'ottimismo e alla positività. L'album si conclude con "Quietus", un magistrale e delicato esercizio di stile solo per chitarra acustica.

"Spell on aTin Drum" è un album ricco di emozioni diverse, dai testi provocatori, ironici e al tempo stesso pieni di un dolce intimismo, impreziosite da una vocalità calda e coinvolgente. Alex è uno che sa leggere le nuvole, con la mente sporca della polvere delle ali di una farfalla, con il cuore ombreggiato di poesia e le dita sapienti di un fingerpicking funambolico.

TRACKLIST

01. Take This Guitar - (04:31)
02. Eyes Wider Than - (03:12)
03. Practical Mind - (02:40)
04. Grass Is Greener - (03:05)
05. Blue Sky in Our Hands - (04:17)
06. The River - (02:31)
07. Before the Sun Goes Down - (03:41)
08. Satellites - (03:26)
09. Quietus - (02:48)