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Recensioni / 17 giu 2019

Calexico and Iron & Wine - YEARS TO BURN - la recensione

“Years To Burn”: gli anni da bruciare di Calexico e Iron & Wine

Sam Beam e la band di Tucson, di nuovo insieme dopo 14 anni, sono riusciti a fondere folk e sound tex-mex in un album dalle molteplici sfaccettature

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Daria Croce
YEARS TO BURN
City Slang (CD)

Il folk è come un monumento che resiste alle intemperie, all’usura del tempo e che riesce a incantarti ogni volta che torni a visitarlo. A ricordarcelo è “Years To Burn”, ultima collaborazione di Calexico e Iron & Wine.

Il gruppo di Tucson e il cantautore statunitense, che risponde al nome di Samuel Ervin Beam, sono tornati insieme a distanza di 14 anni dall’EP “In The Reins” e lo hanno fatto con un album che sembra uscito apposta per prepararci al solstizio d’estate.

È un disco, infatti, le cui sonorità celebrano il trionfo della luce sulle tenebre, accompagnandoci lontano dai mesi invernali, in una metafora che richiama gli “anni da bruciare” del titolo. Perché se c’è una cosa che riesce maledettamente bene a questi otto brani è restituirci un po’ di sollievo e conforto in un’epoca controversa come quella che stiamo attraversando.

Registrato con il produttore Matt Ross-Spang presso il leggendario studio Sound Emporium di Nashville, con i suoi 40 anni di storia alle spalle, “Years To Burn” ci guida attraverso un viaggio in cui il folk si tinge dei colori delle calaveras e ci riporta alle origini, alla Madre Terra, evocando il sole, le montagne, l’acqua, il fuoco.

Già dall’apertura con “What Heaven’s Left” e il suo arioso intreccio di trombe, si mette a fuoco la trama disegnata dal lirismo di Sam Beam e dalla musicalità dei fondatori dei Calexico, Joey Burns e John Convertino, insieme ai soci Jacob Valenzuela, Paul Niehaus, Rob Burger e Sebastian Steinberg.

“Midnight Sun” e “Father Mountain” creano atmosfere che sembrano tradurre in musica le illustrazioni dei tarocchi rotondi Motherpiece, in un immaginario arcaico e femmineo.
“Outside El Paso” interrompe il disco a metà, come un intervallo tra il primo e il secondo tempo, e ci porta davvero al di là del confine, tra serpenti a sonagli e caldo torrido. Poi, Beam, Burns e soci ci regalano un po’ di refrigerio con “Follow The Water”, mettendoci al riparo in un luogo fresco e sicuro.

“The Bitter Suite” è un esperimento ben riuscito, in cui i Nostri si cimentano in una vera e propria suite (appunto) suddivisa in tre parti: “Pajaro,” “Evil Eye” e “Tennessee Train”. L’atmosfera iniziale ha un che di spirituale, tra cori e arpeggi, ma il clima è interrotto poi dall’improvviso incalzare di chitarre e fiati, come in un rito ancestrale, alla ricerca di un’anima profonda che trova pace nella terza parte del brano, verso una chiusura lieve.

“Years To Burn” è più di una somma delle parti. La forza di questa collaborazione sta proprio nell’aver saputo mescolare le diverse sonorità creandone una nuova. La chimica tra i vari elementi funziona e lascia trapelare una magia di fondo, che si respira attraverso le musiche e i testi. Fino all’ultimo respiro, quello di “In Your Own Time”: “In your own time we’ll dance in the moonlight/ Smoke like a freight train and fuck like a dog/ Don’t be scared if I tell you I love you/ I’ll be good to you and then I’ll be gone”.

TRACKLIST

01. What Heaven's Left - (04:52)
02. Midnight Sun - (04:14)
03. Father Mountain - (02:54)
04. Outside El Paso - (01:51)
05. Follow the Water - (03:45)
06. The Bitter Suite (Pájaro / Evil Eye / Tennessee Train) - (08:15)
07. Years to Burn - (03:07)
08. In Your Own Time - (03:09)