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Recensioni / 31 mag 2019

Lewis Capaldi - DIVINELY UNINSPIRED TO A HELLISH EXTENT - la recensione

Un cantautore col suono di una rock band: lo strano caso di Lewis Capaldi

"Divinely uninspired to a hellish extent", l'album d'esordio del cantautore, contiene tutti gli ingredienti della formula del successo. Manca solo una cosa.

Voto Rockol: 3.0/5
Recensione di Redazione
DIVINELY UNINSPIRED TO A HELLISH EXTENT
Virgin EMI Records (CD)

Il più grande talento di Lewis Capaldi? Sa scrivere belle canzoni. Be', direte, quale dovrebbe essere il più grande talento di un cantautore, se non quello di saper scrivere belle canzoni? Certo, però concorderete sul fatto che non è poi così scontato. Dopo aver collezionato singoli di successo ed esperienze importanti come i tour con Ed Sheeran, Sam Smith, Bastille e Rag'n'Bone Man, per Capaldi arriva ora la prova più eccitante: con "Divinely uninspired to a hellish extent", il suo album d'esordio, il 22enne cantautore scozzese deve dimostrare di meritarsi la sempre onerosa coroncina di "next big thing" della musica britannica, la stessa che negli ultimi anni si sono passati Adele, Ed Sheeran, Sam Smith e Dua Lipa.

Ritornelli incisivi e potenti, una scrittura intimista ma con le potenzialità e il suono delle band che oggi riempiono le arene e gli stadi: fa strano ascoltare le canzoni di "Divinely uninspired to a hellish extent" e pensare che a cantarle non sia in realtà il frontman di un gruppo internazionale come Dan Reynolds, Tyler Joseph o Brendon Urie. Pezzi come "Grace" e "Maybe", ma così anche le ballate "Bruises", "Hold me while you wait", "Someone you loved" e "The one" sembrano uscire fuori, più che dal disco di un songwriter, da un album degli Imagine Dragons, dei Twenty One Pilots o dei Panic! At the Disco: perfette per essere cantate a squarciagola da grandi platee sugli spalti delle arene.

Lo stile di Lewis Capaldi mette insieme elementi diversi e talvolta distanti l'uno dall'altro. In "Divinely uninspired to a hellish extent" ci sono certe melodie à la Fun., ritornelli radio-friendly nello stile di Ed Sheeran ("Maybe", "Hollywood"), un suono da grandi spazi che strizza l'occhio alle rock band internazionali e un sentimentalismo à la Adele ("Someone you loved"). Gli ingredienti della ricetta che porta dritta al successo ci sono tutti. Quello che manca, forse, è un'identità ben definita. Almeno, per ora è così: però il talento c'è, e ci aspettiamo che Capaldi trovi prestissimo la sua strada.

TRACKLIST

01. Grace - (03:05)
02. Bruises - (03:40)
03. Hold Me While You Wait - (03:25)
04. Someone You Loved - (03:02)
05. Maybe - (03:30)
06. Forever - (03:30)
07. One - (02:59)
08. Don't Get Me Wrong - (03:33)
09. Hollywood - (03:11)
10. Lost On You - (03:17)
11. Fade - (04:06)
12. Headspace - (05:06)