«HOMECOMING: THE LIVE ALBUM - Beyoncé» la recensione di Rockol

“Homecoming: The Live Album” la celebrazione blackness di Beyoncé

La riproposizione integrale dei concerti di Beyoncé durante la scorsa edizione del Coachella. Un evento gigantesco che è anche rilevante dal punto di vista musicale

Recensione del 18 apr 2019 a cura di Michele Boroni

La recensione

Beyoncé è un'artista che sa bene come valorizzare un evento, e quello che è successo precisamente un anno fa al Coachella Valley Music and Arts Festival possiamo tranquillamente definirlo, per molti motivi, un evento memorabile. Innanzitutto era la prima volta che una donna afro-americana occupava una posizione da headliner nel festival più importante di quello che un tempo si chiamava musica alternativa e che oggi è semplicemente il festival musicale più rilevante del mondo. Ma soprattutto non è stato un semplice concerto (ripetuto su due weekend, come si conviene al festival di Indio): è stato uno spettacolo totale, di musica e cultura black, un omaggio ai college e alle università frequentate da persone di colore negli Stati Uniti (HBCU), uno spettacolo magnificente e che ha totalmente monopolizzato quell'edizione del festival (al punto da essere stato ribattezzato Beychella), con un centinaio di persone sul palco, tra musicisti e ballerini.

L'evento fu ripreso in diretta in streaming e diffuso sul canale YouTube del festiva, e già in quell'occasione ci rendemmo conto della grandezza del tutto; tuttavia Beyoncé ha realizzato un film per Netflix in cui viene riproposto gran parte del concerto, con frammenti del making of, annunciato una settimana fa e messo sulla piattaforma il 17 aprile. A sorpresa è uscito questo “Homecoming: the live album” ovvero l'intera riproposizione del concerto di quasi 2 ore e 40 tracce.

Al di là della magnificenza della messa in scena e del forte contributo alla cultura nera che emerge dalla visione del concerto, questo disco ha un suo particolare senso musicale in quanto ogni singolo brano è stato appositamente riarrangiato per poter essere eseguito da un'orchestra di ottoni, archi e percussioni, stile marching band dei college. La gran parte delle canzoni ne escono arricchite come la hit “Crazy in love” eseguita anche con tempo dimezzato, “Party” con un lavoro pazzesco di percussioni e fiati, o il mega medley che inizia con “Yonce” e finisce con “Check on it” dove si passa dal reaggaton di J Balvin al dancehall di Dawn Penn, citazioni di Sun Ra e del suono di New Orleans. C'è anche spazio per il marito Jay Z con la superfunk “Deja Vu” con l'innesto ai fiati di “Soul Mokassa” di Manu Dibango e per la reunion delle Destiny's Child (gruppo con cui ha esordito Queen Bey) con tre loro hits.

Certo, per chi ha visto lo spettacolo, ogni tanto si sente forte la mancanza della fondamentale componente visual e iconografica e alla fine l'ascolto completo delle quasi due ore di “Homecoming” possono risultare un po' pesanti; tuttavia si tratta di un documento importante che celebra tutta la cultura black (viene anche eseguita "Lift Every Voice and Sing", una sorta di inno nazionale della comunità afroamericana), con omaggi delle più importanti donne che l'hanno costruita, da Nina Simone a Toni Morrison, ma è anche una glorificazione di Beyoncé, regina indiscussa della musica, ma anche donna, moglie e madre e forse tra poco anche Santa.

A chiudere anche un inedito, “Before I let go”, una cover dei Maze e di Frankie Beverly del 1981 che qui viene interpolato con l'arrangiamento di “Candy” dei Cameo, come un filo che lega la recente storia dell'r&b.  

TRACKLIST

22. Mi Gente (feat. J Balvin) - Homecoming Live (02:56)
28. Deja Vu (feat. Jay-Z) - Homecoming Live (04:49)
31. Lose My Breath - Homecoming Live (01:30)
32. Say My Name - Homecoming Live (01:51)
33. Soldier - Homecoming Live (02:11)
36. Lift Every Voice and Sing - Blue's Version - Homecoming Live (01:42)
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