Recensioni / 22 apr 2019

Skold - NEVER IS NOW - la recensione

Tim Sköld, semplicemente Skold: l'ex bassista di Marilyn Manson torna come solista

Storia di un personaggio particolare, e del suo album: quindici pezzi cyber-elettronici intagliati nel solito preparato gotico-industriale

Voto Rockol: 3.0/5
NEVER IS NOW
Cleopatra Records (Digital Media)

Di Simöne Gall

Dai tempi in cui militava negli Shotgun Messiah (all’inizio noti come Kingpin), vivace formazione glam metal svedese trapiantata in America nella seconda metà degli anni ’80, sono passati tre decenni. Nel periodo in cui quella band pubblicava - su etichetta Combat/Relativity - l’album d’esordio, imperdibile per gli affezionati del genere - Sköld era un giovincello, suonava il basso, si firmava con il nome di Tim Tim e dal suo cranio pendeva una strana zazzera fatta di boccoli lunghi e biondi. 

Per il successivo ‘Second Coming’, con la dipartita del cantante originale della band, Zinny J. San, Tim sarebbe passato direttamente al microfono, mentre per il conclusivo ‘Violent New Breed’ (1993), lui e il chitarrista Harry K. Cody trasformeranno gli Shotgun in un duo, occupandosi interamente della gestione della musica, questa volta dedita meno al glam e molto più ai suoni industriali. Un lavoro audace, in anticipo sui tempi, che non garantirà a Sköld di fare il salto verso il vero successo, ma che nondimeno gli permetterà di trovare un contratto con la RCA e di pubblicare, un paio d’anni più tardi, il suo esordio da solista (‘Skold’, concentrato bellico di apocalittico elettro-rock, non distante dallo stile finale della vecchia band).

In tutti questi anni, Tim non è rimasto fermo nemmeno un istante. Si è impegnato attivamente con la band di culto industrial dei KMFDM (anche noti, per un periodo, come MDFMK), ma soprattutto ha assaporato il suo quarto d’ora di vera gloria sostituendo Twiggy Ramirez nei Marilyn Manson agli inizi degli anni 2000. Avendolo già reclamato per produrre la cover del classico dei Soft Cell, “Tainted Love”, l’Anticristo Superstar gli aveva in seguito offerto di unirsi al gruppo nel periodo del cattivissimo ‘Golden Age Of Grotesque’, co-prodotto dallo stesso Sköld. Più talentuoso dell’opportunista Ramirez, tornato a più riprese al vecchio ovile, Il suo look si sposava perfettamente anche con la rinnovata immagine gothic-ariana dettata dal leader Manson, di cui l’America puritana era ormai a quei tempi piuttosto assuefatta. 

Accanto a Manson Tim sarebbe rimasto fino al successivo ‘Eat Me, Drink Me’, l’album “sentimentale” del Reverendo ispirato, oltre che dal narratore nonsense Lewis Carroll, dalla disfatta matrimoniale con la ballerina di burlesque dalla vita più stretta di tutto l’emisfero, Dita Von Teese.   

Classe 1966, per il suo ultimo parto discografico, ‘Never Is Now’, il polistrumentista Tim sceglie di affidarsi ancora una volta al suo stile sonoro preferito, lo stesso del precedente ‘The Undoing’, lo stesso di sempre. Quindici pezzi cyber-elettronici intagliati nel solito preparato gotico-industriale, da cui si riafferma la sua ugola ansiogena. Parafrasando il tutto, di tornare al glam il nostro Sköld non ne vuole assolutamente sapere. A chi gliene chiede conto, del suo passato parla quasi con nostalgico affetto, ma che la sua prima band abbia palesemente influenzato il revival hair metal nordeuropeo, vedi Santa Cruz, Crash Diet e compagnia, è un fatto che, con ogni probabilità, non lo inorgoglisce oltre un certo limite.

TRACKLIST

01. Never Is Now - (04:28)
02. Small World - (04:56)
03. Pharmaceuticals - (04:31)
04. Roses - (05:12)
05. Please Remain Calm - (04:38)
06. Ravenous - (05:02)
07. In Another Life - (04:48)
08. This Is the End - (04:21)
09. Idle Hands - (04:55)
10. Temple of Rage - (05:20)
11. Be Brave - (05:08)
12. American Bluff - (03:54)
13. This Is What You Get - (03:57)
14. Insatiable - (04:30)
15. And So - (04:51)