«LA MARCHA DEL GOLAZO SOLITARIO - Los Fabulosos Cadillacs» la recensione di Rockol

Los Fabulosos Cadillacs - LA MARCHA DEL GOLAZO SOLITARIO - la recensione

Recensione del 03 apr 2000

La recensione

Partiamo con un'osservazione che con la musica non ha molto a che fare. L' onda latina che ha fatto breccia nella roccaforte del mercato americano fa sperimentare agli anglofoni quello che noi sperimentiamo da sempre, e cioè fare i conti con una musica che magari ci conquista con i suoi ritmi ma di cui dobbiamo metterci a studiare i testi, traducendoli, interpretandoli, nel mare dei doppi e tripli e quadrupli significati di una lingua che non ci appartiene. Finalmente, grazie alla musica di Santana e compagni, questo esercizio di umiltà tocca anche agli americani. E fa un certo piacere vederli impegnati in traduzioni di termini che per noi sono pressoché immediatamente comprensibili. Los Fabulosos Cadillacs sono uno di quei gruppi che, grazie a un'alchimia musicale che mescola lo ska, il samba, il raggae, il punk, la salsa, il rock - ovvero l'esotico e il pane quotidiano di un occidentale che non sia schiavo del pop - è riuscito a realizzare il sogno americano - finendo pure in una colonna sonora con l'hit "Matador" - aprendo così la strada ai più recenti successi degli Jarabe de Palo e di Manu Chao. Come, e prima di loro gli argentini Fabulosos Cadillacs sono stati capaci di contaminare la musica della loro terra, legandola a testi che, però, sono saldamente ancorati a un contesto culturale ben preciso, di cui ci riportano temi e personaggi. Se il precedente "Fabulosos calavera" - che è valso al gruppo una nomination ai Grammy Awards - si presentava come un bizzarro mix di influenza tra le più disparate - con risultati non sempre convincenti - questo "La marcha del golazo solitario" è invece un album più compatto, organizzato in modo coerente intorno a un'ispirazione musicale predominante, il jazz, con un suono più soft che lascerà forse spiazzati i fans degli ultimi lavori del gruppo. Non a caso, il brano che dà il titolo al disco si rifà alle invenzioni di un jazzista "strano" come Thelonius Monk, in una marcia a metà tra la banda di paese e la fantasia circense, con un finale tutto strumentale, di pura improvvisazione. L'album si apre però con "La vida", un trascinante brano latin-jazz, con inaspettate incursioni di un bandoneón che sembra più un accordéon di certa canzone francese. Il ritornello - "En la vida no queremos sufrir, no queremos sufrir, queremos tocar el cielo" - è un coro di quelli che rimangono in testa per la loro semplicità, per l'insistenza con cui viene riproposto, anche perché racchiude in sé il significato del brano, che parla di vita, di illusione - "la vida es una comedia de illusiones" sembra un verso di Calderon de la Barca - di amore e sofferenza. "C.J." è un brano invece che parte con un attacco ipnotico, in minore, per poi sfociare in un ritornello che è pura melodia cantabile, su un testo poetico e intimista. Il primo singolo estratto, "Los condenaditos", che ha dalla sua un tappeto di percussioni e di fiati tipicamente latino con inserti di chitarre, ha un testo che torna ancora una volta sui temi della vita e della morte, con richiami complessi ai ricordi personali o - conoscendo l'impegno politico del gruppo - di una nazione che ha vissuto sotto una dittatura, con tanti "condannati" spariti nel nulla. In "Piraña, todos los argentinos somos D.T." si torna a un mix tra inserti punkeggianti e jazz, come pure in "Necesito una nariz de payaso, ¿no me prestás la tuya.?", mentre in "El baile de la mar" torna qualche eco di ska, con un inaspettato coro alla Intillimani. "Roble" è invece un brano puramente melodico (forse fin troppo), dove, ancora una volta, l'albero del titolo - il rovere - offre l'occasione per una metafora esistenziale. Con "La rosca" veniamo catapultati invece nei vicoli di Buenos Aires, con un tango indiavolato, in cui d'improvviso al bandoneón si sostituiscono tesissimi assoli di chitarre. Chiudono l'album tre brani completamente strumentali, che esplorano diverse sonorità jazz, quelle che abbiamo avuto modo di trovare disseminate qua e là nelle altre tracce dell'album. Ancora una volta, dunque, i Fabulosos Cadillacs sorprendono, con un album forse meno eclettico ma non certo meno originale. Perché i guizzi ci sono sempre e le variazioni inaspettate e fantasiose pure, a regalare un disco piacevole, anche se meno immediato rispetto al precedente. Ma una volta entrato in testa, si dimostra ugualmente capace di conquistare, con i suoi forti chiaroscuri - musicali e no - dal sapore genuinamente latino.
Tracklist
"La vida"
"C.J."
"Los condenaditos"
"Cebolla, el nadador"
"Vos sabés"
"Piraña, todos los argentinos somos D.T."
"El baile de la mar"
"Roble"
"La rosca"
"La marcha del golazo solitario"
"Aguila"
"Salvador y los cordones flojos"
"Necesito una nariz de payaso, ¿no me prestás la tuya.?"
"Negra"
"57 almas"
"Alamo"
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