«THIS LAND - Gary Clark Jr.» la recensione di Rockol

“This land”, la terra amara di Gary Clark Jr: la recensione

Razzismo e giustizia sociale. Ma anche solitudine e amore. Nel terzo album per una major, il chitarrista texano mescola in modo convincente pubblico e privato, rock-blues e soul-funk.

Recensione del 27 feb 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Lui, afroamericano che vive in Texas, è benestante, ha un ranch, una bella auto. Il vicino di casa non crede che un nero possa vivere in un posto del genere, gli dice: negro, tornatene a casa tua. E lui esplode: vaffanculo, sono figlio dell’America, questa è la mia casa. Non è una parafrasi, è il testo della canzone che apre il nuovo album di Gary Clark Jr e gli dà il titolo. “This land” è l’eco di “This land is your land” distorta da un groove lento e minaccioso. La canzone di Woody Guthrie rappresentava la visione di un’America senza steccati, dalla California all’isola di Manhattan. Questa racconta di un paese che ottant’anni dopo non ha ancora risolto la questione afroamericana. Il cantante e chitarrista texano ha questa capacità: riesce a prendere modi e stereotipi del blues, del folk, del soul e del rock e farli suonare contemporanei.

Tutti amano Gary Clark Jr quando suona dal vivo, meno quando incide dischi. Il “chosen one”, come è stato definito, sfugge in “This land” al suo destino di chitarrista rock-blues vecchia scuola. Questo non è il disco di un purista. R&B e hip-hop non sono passati invano e molte canzoni dell’album ne replicano l’energia, le pulsazioni ritmiche, la dinamicità grazie alla presenza dei batteristi Brennen Temple e J.J. Johnson, che si alternano nelle canzoni, e all’ospite Sheila E. Per fare un esempio, con un altro arrangiamento, “I walk alone” sarebbe stato un soul tradizionale. Clark mette assieme canto in falsetto, assolo rock, una sorta d’interferenza elettronica in sottofondo che rende la canzone disturbante. Altrove, rock e blues si mescolano o sono rimpiazzati da soul, funk, R&B, reggae, hip-hop. C’è una gran confusione qua dentro, nel bene e nel male.

Clark non nasconde le sue influenze: Chuck Berry passato attraverso il punk-rock inglese in “Gotta get into something”; Prince evocato nel canto della canzone dedicata alla madre “Pearl Cadillac”; Elmore James campionato in “Don’t wait til tomorrow”. E ancora, il Marvin Gaye del periodo “What’s going on” citato spudoratamente “Feed the babies”; Sly e George Clinton evocati dall’ascolto di “Got to get up”; il country-blues in “Dirty dishes blues”; naturalmente il tocco di Jimi Hendrix e dell’amato Stevie Ray Vaughan.

La partenza del disco, con la storia ambientata nel ranch del cantante, farebbe pensare a un lavoro incentrato sui temi sociali. In realtà le canzoni personali incentrate su desiderio, solitudine, amore, divertimento, dipendenza sono la maggioranza e quelle su razzismo, armi da fuoco, giustizia sociale sono ben poche. In ogni caso, “This land” è un album ambizioso, calato nel mondo, fatto per piacere gli appassionati di rock-blues in cerca di qualche vibrazione contemporanea, con Gary che passa con facilità da soul sensuali a rock-blues pezzi minacciosi. E piace, pure, nei pezzi più leggeri, scanzonati, sexy.

Un capolavoro? No, perché è il 2019, non il 1989. La miscela stilistica di “This land” non ha nulla di nuovo, né di portentoso. Nessuna rivoluzione: l’addizione di stili e influenze non supera la somma delle parti. Qua e là Clark fa affidamento su cliché e un po’ di editing non avrebbe guastato. Nell’arco di 17 canzoni, contando anche le due bonus track, la tensione inevitabilmente cala. E alla fine il disco è bello più per la varietà, la generosità, le idee che per la qualità delle singole composizioni. Ma ha un grande pregio: prende il passato della musica che amiamo, un passato che è solitamente relegato nei musei o in riproposizioni calligrafiche, e lo fa sembrare rilevante.

 

TRACKLIST

01. This Land (05:41)
02. What About Us (04:30)
03. I Got My Eyes on You (Locked & Loaded) (05:11)
04. I Walk Alone (03:44)
05. Feelin' Like a Million (03:34)
06. Gotta Get Into Something (03:04)
07. Got to Get Up (02:37)
08. Feed the Babies (04:46)
09. Pearl Cadillac (05:05)
10. When I'm Gone (03:48)
11. The Guitar Man (04:26)
12. Low Down Rolling Stone (04:18)
13. The Governor (02:21)
14. Don't Wait Til Tomorrow (04:05)
15. Dirty Dishes Blues (05:03)
16. Highway 71 - Bonus Track (03:31)
17. Did Dat - Bonus Track (06:42)
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