AMERICAN LOVE SONG

Axster Bingham R (CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Paolo Panzeri

E’ sicuramente una coincidenza, ma non si può fare a meno di notare che l’uscita di “American Love Song”, il nuovo album di Ryan Bingham, si sovrappone al periodo in cui la Academy è al lavoro per assegnare gli Oscar per il cinema 2019. Al cinema il cantautore di Hobbs (New Mexico) deve buona parte della fama di cui gode. Nel 2009, infatti, vinse la prestigiosa statuetta per la ‘migliore canzone’ con “The Weary Kind”, brano scritto insieme a T-Bone Burnett, inserito nella colonna sonora del film “Crazy Heart”, dove si racconta la storia di un cantante country alcolizzato interpretato da Jeff Bridges. Una storia americana di redenzione quella di Bad Blake, il protagonista del film. Una storia americana di successo giunto all’improvviso quella di Ryan Bingham.

Non sorprende quindi che Bingham possa intitolare un suo album “American Love Song” e l’immagine che viene rimandata dalla copertina del disco è l’essenza delle stelle e delle strisce: un’automobile cabrio di tanti anni fa alla quale è agganciata una roulotte posteggiata in uno spiazzo che si pensa nel nulla di una di quelle tanto celebrate strade blu che collegano quel continente chiamato Stati Uniti. Una rappresentazione fotografica della mobilità alla quale è da sempre abituata la società statunitense. Mobilità che Ryan ha conosciuto in prima persona con i propri genitori, mobilità che è anche propria del cantastorie quale lui è. E non deve sorprendere se, dato il genere musicale – il country, ma non fate l’errore di credere ciecamente alle definizioni coniate per comodità che ingabbiano, le sfumature sono molte e ampie - il suo successo al di fuori dei confini statunitensi è circoscritto a quella che viene definita ‘nicchia’. Ne volete una prova? Ebbene, il 37enne musicista presenterà l’album in concerto in Italia, per lui una sola data dalle nostre parti e, per di più, con tutto il rispetto parlando, lontano dalle mille luci delle nostre più grandi città, si esibirà infatti a Chiari, una cittadina in provincia di Brescia.

Sono trascorsi oltre quattro anni dall’ultimo (ottimo) disco di Ryan Bingham “Fear and Saturday Night”, ora, finalmente ecco a noi il capitolo successivo della sua saga musicale, “American Love Song”, prodotto da Charlie Sexton (chitarrista di Bob Dylan dal 1992 al 2002), inciso ad Austin (Texas). Il titolo è disarmante nella sua onestà, lo è altrettanto nel contenuto. Vi si parla della gente d’America in quel modo diretto che è prerogativa del country più vero e meno sdolcinato, quando è per davvero il blues dei bianchi. Ryan ne parla partendo e pescando dal suo vissuto, da quel girovagare al seguito di due genitori con problemi di alcool e droga, sempre alla ricerca di un luogo altro dove poter ricominciare. La riflessione è, inevitabile, sull’America del giorno d’oggi, quella che parla di muri e di ‘ultimi’ sempre più sgraditi, che non può non toccarlo da molto vicino. La parabola di vita di Ryan lo ha infatti portato a stretto contatto con questi ultimi, ad essere egli stesso uno di quegli ultimi. Come ha detto in una intervista rilasciata all’edizione statunitense di Rolling Stone, “Questi diversi tipi di persone si sono presi cura di me per tutta la mia vita e mi hanno reso quello che sono. Mi sento come se fossi parte di quelle culture.” Sono ben quindici le storie raccontate sotto forma di canzone nell’album e il loro messaggio converge nell’invocazione contenuta in “America”: “America, where have you gone? There was a dream you gave us once. Is it not for everyone?”.

Quello di Ryan Bingham nel 2019 è un canto dolente, ma tra le pieghe delle sue note – come in ogni buona storia americana che si rispetti – oltre al dolore nel prendere coscienza di quanto la paura ha sempre un luogo privilegiato dentro noi stessi, si nasconde l’irriducibile speranza in un qualcosa di migliore per il domani. Questa è la sua canzone d’amore americana, questa è solo un’altra canzone d’amore americana.

TRACKLIST

01. Jingle and Go - (03:52)
02. Nothin' Holds Me Down - (03:24)
03. Pontiac - (03:22)
04. Lover Girl - (06:25)
05. Beautiful and Kind - (03:16)
06. Situation Station - (04:27)
07. Got Damn Blues - (04:36)
08. Time for My Mind - (03:27)
09. What Would I've Become - (04:19)
10. Wolves - (04:32)
11. Blue - (06:02)
12. Hot House - (04:35)
13. Stones - (06:04)
14. America - (03:00)
15. Blues Lady - (04:48)