«CONOSCI VICTOR JARA? - Daniele Sepe» la recensione di Rockol

Daniele Sepe - CONOSCI VICTOR JARA? - la recensione

Recensione del 29 mar 2000

La recensione

Pinochet torna in Cile, e Daniele Sepe pubblica “Conosci Victor Jara?”, album dedicato al grande musicista cileno che incarnò con la sua musica il simbolo della lotta contro ogni dittatura, a partire proprio da quella che colpì il suo paese nel 1973 e che lo trovò tra le prime, immediate vittime. Quel giorno - 11 settembre 1973 - quello del golpe militare, invece di mettersi in salvo, Jara, coerentemente con il proprio carattere, si diresse verso l’Università di Santiago per organizzare una reazione, venne catturato e, dopo essere stato portato nello stadio di Santiago del Cile insieme a migliaia di prigionieri, venne ucciso. E non solo: gli vennero maciullate le mani, quelle con cui Jara aveva suonato la sua chitarra e le sue canzoni, più pericolose di un’arma per la dittatura. Un album che arriva quindi a controbilanciare un certo lassismo che sembra avere improntato le decisioni di molte delle persone coinvolte nel ‘caso Pinochet’. Daniele Sepe, affiancato dalle voci di Auli Kokko e Josè Seves, oltre che da una schiera di ottimi musicisti, ha messo insieme un album intenso, dedicato alla musica di Jara e alla musica che Jara suonava, e che costituiva il suo contributo alla storia del suo paese. Tra i brani, un contributo audio emozionante e significativo, quello dell’ultimo discorso del Presidente cileno Allende dai microfoni di Radio Magallanes, a poche ore dalla sua morte. Per il resto tanta splendida musica, rielaborata dalla formazione di Sepe in uno stile originale e al tempo stesso fortemente legato alle versioni originali dal punto di vista emozionale. Ne è un esmpio l’iniziale “Calambito Temucano”, brano di Violetta Parra in precedenza riletto anche dagli Inti-Illimani, e la splendida e raffinata “Te recuerdo Amanda”, con una preziosa parte di piano. 11 le composizioni di questo lavoro, tra cui spicca una cover di “Procissao” di Gilberto Gil e la rilettura di un tradizionale messicano, “Valse chapaneco”; un omaggio alla libertà e alla frase di Jara riportata nel booklet, «io canto alla “chillaneja” solo se ho qualcosa da raccontare e non suono la chitarra per ricevere l’applauso. Io canto la differenza che esiste tra vero e falso, se no, non canto».
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