Recensioni / 24 gen 2019

James Blake - ASSUME FORM - la recensione

James Blake trova l'amore e nuovi suoni più pop

Il quarto disco del cantante-produce inglese è senza dubbio il primo vero gran disco del 2019. Dentro ci sono anche Rosalìa, Travis Scott e Moses Sumney.

Voto Rockol: 4.5/5
Recensione di Michele Boroni
ASSUME FORM
© Polydor Ltd. (UK) (Digital Media)

Immagino che sarete tutti d'accordo sul fatto che James Blake sia uno dei più interessanti e innovatori musicisti e produttori degli ultimi dieci anni. A conferma di questo ci sono le tante collaborazioni sia con nomi d'avanguardia pop come Brian Eno e Bon Iver sia con esponenti illuminati dell'r&b e hip-hop come Kendrick Lamar, Beyoncé, Jay-Z e Frank Ocean.
Il suo suono estremamente caratteristico e identificabile tra dubstep e soul, elettronica e Nick Drake rischiava tuttavia di rimanere chiuso in sé stesso, malinconico, depresso e claustrofobico che con i suoi tre precedenti dischi gli è valsa l'etichetta di “sad boy”. 
Con questo “Assume Form” però le cose cambiano. Pur mantenendo il suo mondo sonoro distorto ed elettronico, James Blake esce dalla cameretta-studio di registrazione e dalla depressione (il precedente “The Color In Anything” era di una sofferente malinconia a volte straziante), trova l'amore e una certa serenità che si può leggere nei testi e se le copertine di un disco significano ancora qualcosa, allora il bel volto pulito e quasi sorridente del trentenne londinese al posto di immagini sfocate o imbronciate è anch'esso un forte segnale di cambiamento.  
Ma la vera novità di “Assume Form” sta nell'apertura a suoni, generi e atmosfere decisamente più pop che rendono Blake assai meno freddo e algido. 


La title track che apre il disco è il perfetto biglietto da visita per questo disco: più strumenti acustici che bilanciano in luminosità i synth più oscuri. (“Doesn't it seem much warmer/ Just knowing the sun will be out?” chiosa nel finale).
Blake approccia poi le ritmiche trap con Travis Scott e Metro Boomin' nella bella “Mile High”, si incontra con il suo simile Moses Sumney in “Tell Them”, ma anche con la lanciatissima Rosalía, in un pezzo (“Barefoot in the park”) tanto ruffiano quanto efficace. 
Ma forse è proprio quando è da solo che riesce a dare il meglio. “I'll come too” è la canzone d'amore del futuro, “Can't believe the way we flow” è pura rivisitazione del doowop mentre “Into the red” è il miglior Blake mai sentito in questi anni, rappacificato con se stesso grazie all'amore della sua compagna (“And the credit goes to her / It's the bad day speaking red”)
Per non parlare dello straordinaria e mutevole “Where's the catch?” con Andre 3000 che in queste collaborazioni riesce a dare il meglio. 
Per la prima volta compaiono molti campionamenti merito anche alla collaborazione di Dominic Maker del duo inglese Mount Kimble: “Can't believe the way we flow” è costruito su “I would rather go blind” di Etta James e “It feels so good to be loved” dei Manhattans, mentre “I'll Come Too” contiene addirittura un sample di ”Incontro La Contessa", un oscuro brano di Bruno Nicolai tratto da un film soft erotico dal titolo “Love Birds - Una strana voglia d'amare”.
“Assume form” non solo è un bellissimo disco, ma la cosa più interessante è che grazie a questo James Blake sarà conosciuto da un pubblico sempre più vasto. 

TRACKLIST

01. Assume Form - (04:49)
02. Mile High - (03:13)
03. Tell Them - (03:28)
04. Into The Red - (04:17)
05. Barefoot In The Park - (03:31)
06. Can't Believe The Way We Flow - (04:27)
07. Are You In Love? - (03:17)
08. Where's The Catch? - (04:36)
09. I'll Come Too - (03:42)
10. Power On - (04:06)
11. Don't Miss It - (04:59)
12. Lullaby For My Insomniac - (03:43)