THE SONG SOCIETY PLAYLIST

© Universal Music Operations Limited (Digital Media)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Michele Boroni

Ci sono dischi di cover e dischi di cover.
La stragrande maggioranza è costituita da raccolte di classici ben eseguiti e interpretati, spesso figlie di una retromania che piace a grandi e piccini, talvolta con arrangiamenti un po' insoliti: sono esercizi di stile che magari al primo ascolto affascinano, ma che raramente arrivano al terzo ascolto. Il più delle volte si tratta di espedienti spesso volute fortemente da discografici old style per mantenere nel flusso dell'informazione l'artista o la band. 
Poi ci sono quei dischi di cover dove l'artista o la band “si mette in gioco” e se da una parte è un'operazione sostanzialmente semplice risuonare dei classici, vengono messi ostacoli e condizioni ferree che rendono il tutto più divertente per loro e anche interessante per chi ascolta.
Ci provò alcuni anni fa Beck con la serie di Record Club, dischi classici del rock (il disco della banana dei Velvet Underground, Songs of Leonard Cohen, Oar di Skip Pence, tra gli altri) risuonati interamente con amici e colleghi rinchiusi per una paio di giorni in sala di registrazione, con un clima molto analogico-artigianale di quasi buona la prima. 
Una cosa del genere l'ha fatta anche Jamie Cullum, utilizzando in modo piuttosto efficace. Da un paio d'anni il talentuoso pianista e cantante britannico carica su YouTube video rigorosamente in bianco e nero di sessioni in studio di registrazione con qualche regola limitante che rende il tutto più frizzantino “Trova una canzone che ti affascina, provala con la band per un'oretta, non sono previste preparazioni preventive, ama e vivi gli eventuali errori”. L'operazione si chiama The Song Society e a fine dicembre è uscito il disco che racchiude queste performance dal titolo “The Song Society Playlist”.


Si tratta soprattutto di pezzi super pop da classifica e quindi di matrice urban-r&b. Cullum che non è nuovo a questo tipo di operazione – il precedente “Interlude”  si basava più o meno sullo stesso concetto – è assai bravo a riportare pezzi pop sentiti e risentiti nel suo mondo sonoro di smooth jazz e classic r&b, con quella vena di understatement british che ci manca tutto: così “Shape of you” di Ed Sheeran diventa un blues moderno, “I took a pill in Ibiza” suonata in modo impreciso diventa più affascinante. Certe canzoni vengono anche anche valorizzate come “What do you mean?” di Justin Bieber e “Uptown Funk” trasformata in un irresistibile jazz funk dove si percepisce il divertimento di Cullum e band nel fare jam. 
Visto il periodo natalizio in cui è uscito non potvano mancare il classico di Mariah Carey, “River” di Joni Mitchell, “Bricks” di Ben Folds Five (e solo per questa scelta merita 4 stelle) e “The Place Whre Lost Things Go” tratta da Mary Poppins che, tolti gli orpelli da musical, resta una canzone bellissima. 
Con questo disco Jamie Cullum dimostra di essere un musicista e un'interprete sensibile e versatile, ora però lo aspettiamo con una cosa scritta da lui. 

TRACKLIST

01. All I Want For Christmas Is You - (04:13)
02. Thinkin Bout You - (03:45)
03. What Do You Mean? - (03:40)
04. I Took A Pill In Ibiza - (04:29)
05. Shape Of You - (04:01)
06. PILLOWTALK - (03:43)
07. Uptown Funk - (03:42)
08. The Place Where Lost Things Go - (04:19)
09. Can't Feel My Face - (02:53)
10. Ex Factor / Nice For What - (04:56)
11. River - (05:00)
12. Brick - (04:54)