«MINT - Alice Merton» la recensione di Rockol

Alice batte le major, ma la sfida più grande è quella con la sua hit

Dopo il successo di "No roots" arriva l'album d'esordio sulla lunga distanza della 25enne cantautrice tedesca: la recensione.

Recensione del 21 gen 2019 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Le cose sono due: o Alice Merton ha una strana ossessione per i groove irresistibili di basso, oppure dopo il successo di "No roots" si è lanciata in un'affannosa ricerca di un nuovo tormentone con le stesse caratteristiche - non una di meno - della hit che le ha permesso di scalare le classifiche di mezzo mondo (arrivando pure a conquistare uno slot al Coachella 2019, uno dei festival musicali più importanti a livello internazionale). Buona parte delle canzoni contenute nel suo album d'esordio, "Mint", sono costruite proprio sul modello di "No roots": giri di basso contagiosi (un po à la "Seven nation army" dei White Stripes), ritmi incalzanti e ritornelli trascinanti. Da "Lash out" a "Funny business", passando per "Trouble in paradise" e "I don't hold a grudge". La domanda è più che lecita: ti piace vincere facile, Alice?

E pensare che i discografici delle varie major, ai quali la 25enne cantautrice tedesca faceva ascoltare "No roots" sperando di ottenere un contratto discografico, di far uscire quella canzone come singolo proprio non ne volevano sapere: "No roots" gli sembrava un pezzo dalle sonorità eccessivamente ruvide, con troppe chitarre, poco catchy e poco radio-friendly. Così le consigliavano di riarrangiarla con suoni più morbidi, più "pop", o di metterla da parte e puntare su un altro singolo. Anziché dargli retta, Alice ha deciso di fondare un'etichetta tutta sua, la Paper Plane Records (il nome è ispirato a una canzone di M.I.A., la combattiva e cazzutissima rapper che ogni tanto finisce nei guai a causa delle sue provocazioni), andando avanti per la sua strada da indipendente.

"Mint", l'album d'esordio sulla lunga distanza, arriva a ben due anni dall'uscita di "No roots" e racchiude i singoli con i quali negli ultimi mesi Alice Merton ha provato a bissarne i numeri (ci è andata vicino con "Lash out"). Il disco contiene undici pezzi prodotti da Nicolas Rebscher (già al fianco della norvegese Aurora) che strizzano l'occhio alle sonorità delle paladine dell'indie rock femminile internazionale: su tutte, Florence Welch, Regina Spektor e St. Vincent. La cifra stilistica alla base della maggior parte dei pezzi, lo abbiamo detto, è quella di "No roots", ma non mancano episodi che vedono Alice Merton esplorare fuori dal tracciato e tenersi aperte più strade per il futuro: "2 kids" è un inno pop-rock che guarda alle hit di Lorde e Sia (con quei coretti urlati nel ritornello - potrebbe essere uno dei tormentoni della prossima estate), "Homesick" sembra la versione 2.0 di un pezzo pescato da uno dei primi album di Alanis Morissette, "Why you so serious" ricorda la leggerezza di certi successi di Pink.

Se ha vinto la sfida con le major, ora Alice Merton dovrà affrontare una sfida non meno importante: quella con la sua stessa hit. Per dimostrare di non essere solamente l'ennesima one hit wonder. La stoffa - almeno ascoltando questa manciata di canzoni - c'è.

TRACKLIST

01. Learn To Live (03:56)
02. 2 Kids (03:31)
03. No Roots (03:55)
04. Funny Business (03:05)
05. Homesick (03:16)
06. Lash Out (03:14)
07. Speak Your Mind (03:32)
11. Why So Serious (03:43)
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