«SUPER CINICO CLUB - Pentothal» la recensione di Rockol

Pentothal: leggi qui la recensione di "Super cinico club"

Cinque pezzi tra pop, hip hop ed elettronica per l'EP d'esordio del duo palermitano

Recensione del 23 dic 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Pop, oggi, per noi, rappresenta il linguaggio e la forma universale piu dinamica, sincera e diretta, per entrare nel nostro universo musicale e concettuale, che quasi poi inizi anche a ballare. I nostri live set sono eseguiti dal vivo con diversi sintetizzatori analogici e drum machines oltre che il perenne occhio vigile di Ableton Live. Il sound è una commistione di pop, hip hop, indie e musica elettronica, tutto pero fortemente radicato nella tradizione italiana.

Ecco, questo è ciò che mettono sul piatto i Pentothal, al secolo Giuseppe Parlavecchio ed Enrico Piraino. I due iniziano a lavorare al progetto nel gennaio 2018 in quel di Palermo, nemmeno un anno fa... Nella testa dei due (prima) e negli strumenti (poi) passano tutte le cose che trovate qui sopra, quindi un pop indipendente cantato in italiano che rimanda a Cosmo (“Serotonina”) tanto quando ai Cani (“La realtà” e quella “Truffaut” che evidentemente vuole raccogliere il testimone di “Wes Anderson”), supportato da un sound e da arrangiamenti che vanno a pescare invece a pieni mani dal mondo dell’elettronica e del trip hop. Il risultato del lavoro in studio sono i cinque pezzi freschi di pubblicazione che costituiscono questo primo EP, “Super cinico club”, prodotti da Fabrizio Fortunato, mixati e masterizzati al Ruderec Studio di Palermo sempre da Fortunato e Salvo Cascio, registrati con la collaborazione di Gabriele Giambertone e Blu Network.

Cinque pezzi che funzionano, poco da aggiungere. Il campo da gioco del duo è piuttosto chiaro fin dalle prime battute, e per quanto i riferimenti di cui sopra risultino sempre piuttosto chiari, Parlavecchio e Piraino hanno dalla loro la capacità di costruire un’atmosfera sempre molto interessante, tenendo tutto molto soffuso lavorando bene con le melodie e i testi. Inoltre la commistione di più generi regge: perché, dopo tutto quello che ci siamo già detti, “Marte” chiama in causa anche Dutch Nazari e la parte più malinconica di Coez e lo fa sembrare la cosa più giusta da fare. Ci sarà comunque tempo per capire per bene dove andare, ma nel frattempo direi prima interessante questa dei Pentothal.

TRACKLIST

01. Serotonina
02. Truffaut
03. Villa Borghese
04. La realtà
05. Marte
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