«SPENCER SINGS THE HITS! - Jon Spencer» la recensione di Rockol

Jon Spencer al debutto solista

A lezione di rock'n'roll da un maestro del genere

Recensione del 21 dic 2018 a cura di Daria Croce

La recensione

Il diavolo non gioca mai da solo, ma quel demonio di Jon Spencer - dopo trent’anni di carriera tra Pussy Galore, Blues Explosion, Boss Hog e Heavy Trash - ha firmato il suo primo album solista.

“Spencer Sings The Hits” ha la spavalderia scanzonata di chi si è fatto un giretto all’inferno con Lux Interior ed è tornato prendendo a braccetto Iggy Pop. Jon Spencer balla sul blues e il rock’n’roll con l’energia di un ragazzino e il risultato è un album dai suoni metallici, percussivi, con riff a base di fuzz lanciato ai 300 all’ora.

Il Nostro spinge nei rettilinei e disegna le curve come un pilota che conosce il suo mestiere; il gas è a martello già dal primo brano, “Do The Trash Can”, sporco e oscillante come una lamiera colpita con una barra d’acciaio. “Non c’è niente come smontare il serbatoio di una vecchia Chevrolet in uno sfasciacarrozze innevato del Michigan, a gennaio. Il proprietario continuava a chiedermi se tutto quel metallo serviva per un progetto scolastico, ma era un musicista bluegrass e ha capito che si poteva utilizzare in una session di registrazione”: queste le parole di Jon a proposito del suono percussivo di cui si diceva.

L’impronta, anche nelle restanti 11 tracce del disco, è decisamente garage e i fantasmi di Pussy Galore, Blues Explosion e Boss Hog emergono con prepotenza, da “Overload” a “Time 2 Be Bad”, da “Beetle Boots” a “Wilderness”, con qualche spruzzata di MC5, come in “I Got The Hits”.

“Spencer Sings The Hits”, in sostanza, ha nella semplicità e nell’immediatezza i suoi punti di forza: combina pochi ingredienti ben noti senza mai perdere freschezza ed energia, come il rock’n’roll più primitivo esige. E Spencer, di rock’n’roll, se ne intende senza dubbio.

L’album è stato registrato presso gli studi Key Club di Benton Harbor, Michigan - così come l’ultimo dei Boss Hog (“Brood X”, 2017) e i lavori con la Blues Explosion - sotto la supervisione del produttore Bill Skibbe.
Spencer si è fatto affiancare da Sam Coomes (voce, tastiere e basso nei Quasi, che collaborò anche con Elliott Smith) e da M. Sord, prima tuttofare e tecnico del suono del Key Club, poi rivelazione alla batteria.

TRACKLIST

01. Trash Can (02:27)
02. Fake (02:48)
03. Overload (02:36)
04. Time 2 Be Bad (03:20)
05. Ghost (03:21)
06. Beetle Boots (02:06)
07. Hornet (02:57)
08. Wilderness (02:27)
09. Love Handle (02:37)
10. I Got the Hits (02:32)
11. Alien Humidity (02:48)
12. Cape (02:45)
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