SPENCER SINGS THE HITS!

In The Red Records (Digital Media)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Daria Croce

Il diavolo non gioca mai da solo, ma quel demonio di Jon Spencer - dopo trent’anni di carriera tra Pussy Galore, Blues Explosion, Boss Hog e Heavy Trash - ha firmato il suo primo album solista.

“Spencer Sings The Hits” ha la spavalderia scanzonata di chi si è fatto un giretto all’inferno con Lux Interior ed è tornato prendendo a braccetto Iggy Pop. Jon Spencer balla sul blues e il rock’n’roll con l’energia di un ragazzino e il risultato è un album dai suoni metallici, percussivi, con riff a base di fuzz lanciato ai 300 all’ora.

Il Nostro spinge nei rettilinei e disegna le curve come un pilota che conosce il suo mestiere; il gas è a martello già dal primo brano, “Do The Trash Can”, sporco e oscillante come una lamiera colpita con una barra d’acciaio. “Non c’è niente come smontare il serbatoio di una vecchia Chevrolet in uno sfasciacarrozze innevato del Michigan, a gennaio. Il proprietario continuava a chiedermi se tutto quel metallo serviva per un progetto scolastico, ma era un musicista bluegrass e ha capito che si poteva utilizzare in una session di registrazione”: queste le parole di Jon a proposito del suono percussivo di cui si diceva.

L’impronta, anche nelle restanti 11 tracce del disco, è decisamente garage e i fantasmi di Pussy Galore, Blues Explosion e Boss Hog emergono con prepotenza, da “Overload” a “Time 2 Be Bad”, da “Beetle Boots” a “Wilderness”, con qualche spruzzata di MC5, come in “I Got The Hits”.

“Spencer Sings The Hits”, in sostanza, ha nella semplicità e nell’immediatezza i suoi punti di forza: combina pochi ingredienti ben noti senza mai perdere freschezza ed energia, come il rock’n’roll più primitivo esige. E Spencer, di rock’n’roll, se ne intende senza dubbio.

L’album è stato registrato presso gli studi Key Club di Benton Harbor, Michigan - così come l’ultimo dei Boss Hog (“Brood X”, 2017) e i lavori con la Blues Explosion - sotto la supervisione del produttore Bill Skibbe.
Spencer si è fatto affiancare da Sam Coomes (voce, tastiere e basso nei Quasi, che collaborò anche con Elliott Smith) e da M. Sord, prima tuttofare e tecnico del suono del Key Club, poi rivelazione alla batteria.

TRACKLIST

01. Trash Can - (02:27)
02. Fake - (02:48)
03. Overload - (02:36)
04. Time 2 Be Bad - (03:20)
05. Ghost - (03:21)
06. Beetle Boots - (02:06)
07. Hornet - (02:57)
08. Wilderness - (02:27)
09. Love Handle - (02:37)
10. I Got the Hits - (02:32)
11. Alien Humidity - (02:48)
12. Cape - (02:45)