«POSSIBILI SCENARI PER PIANO E VOCE - Cesare Cremonini» la recensione di Rockol

I "Possibili scenari" di Cesare Cremonini, rivisitati per piano e voce

Una versione acustica del disco del 2017, una mossa controcorrente per Cesare Cremonini, un disco di una rara bellezza, che rivela l'essenza delle canzoni

Recensione del 07 dic 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C'è una regola, nella musica: quando una canzone è bella, è bella in ogni versione. Sia "vestita" con arrangiamenti importanti, ma anche e soprattutto quando è spogliata in una versione acustica, voce ed un solo strumento. Basterebbe solo l'applicazione di questa regola per capire che "Possibili scenari per piano e voce" è un gran disco.

Un'operazione apparentemente "strana": non è un repackaging di un disco già uscito - pratica ormai consueta, nell'industria musicale Italiana. E non è propriamente un nuovo album, anche se per certi versi lo è.
E' una nuova versione del disco uscito un anno fa - ma nuova davvero: questa edizione non comprende né la versione originale né bonus tracks, inediti o canzoni nuove. Ma tutto è stato inciso ex-novo, questa estate. E sì, è stato inciso solo per piano e voce: una versione acustica.

Confesso, ho un debole per questo genere di operazioni, per le canzoni rivisitate per voce e strumento singolo, che sia un piano o che sia una chitarra. E' un'operazione che per lungo tempo è stata confinata ai lati B dei singoli dove, ogni tanto, appariva qualche versione acustica;  ha avuto un po' di fortuna con il fenomeno "unplugged", ma lì diventava una sorta di "Best of" dal vivo. Ora le versioni acustiche vengono talvolte usata per canzoni da distribuire in maniera sparsa nelle piattaforme digitali.
Ma al di là dei miei gusti personali: reincidere un disco intero, ad un anno distanza, per il puro gusto di farlo, è un'operazione da togliersi il cappello: rivela che alla fine Cesare Cremonini è uno come molti di noi, un appassionato di musica per la musica, al di là delle operazioni e delle strategie. Ed è pure una bella idea per marcare la diversità dall'altra musica che gira intorno.

Lo ha scritto meglio di me la collega Marinella Venegoni: "Cesare Cremonini può forse essere definito l’ultimo dei vecchi e il primo dei nuovi cantautori. Dei vecchi ha il rigore e il gusto della parola, dei secondi il respiro contemporaneo nella musica e nei contenuti". In questo disco si sente soprattutto la scrittura, il gusto per la melodia pura, per la parola giusta detta nel modo giusto, per l'arrangiamento minimale.  Nella parte musicale è stato fatto un lavoro sullo strumento per sottrazione: non c'è una nota di troppo, ma lo strumento si sente eccome.  "Al tuo matrimonio" e "Possibili scenari" perdono l'impianto pop-rock per diventare essenza, con tocchi di piano delicati, mentre il capolavoro del disco, "Nessuno vuole essere Robin" è pura emozione: inizia solo con la voce, e il piano rimane appena accennato, sullo sfondo, quasi non volesse disturbare quelle parole. Persino "Kashmir-Kashmir" e "La Isla", forse le canzoni più difficili da trasportare in questo contesto, guadagnano qualcosa, in questa versione: la prima passa dal funky ad un andamento alla Paolo Conte, mentre la seconda diventa un racconto confidenziale, sussurrato. 

Una menzione d'onore alla copertina: il blu e la barra colorata dell'edizione 2017 (elemento scenografico portante del tour) qua si trasformano in un bianco e nero, quello del piano e dei suoi testi: Cremonini riesce ad essere coerente anche in questo. Il motivo per cui mi piacciono queste operazioni lo ritrovo qua dentro, e in quella regola che dicevo in apertura: versioni minimali di belle canzoni, che rivelano la loro "Poetica". Insomma, il lavoro su questo progetto conferma che "Possibili scenari" è uno dei migliori dischi italiani degli ultimi anni.

Una domanda, anzi un "wishful thinking": dopo il disco acustico, quando il tour acustico? Sarebbe interessante vedere Cesare Cremonini, dopo gli stadi e i palazzetti, nei teatri, da solo, con lo strumento e le sue canzoni.

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