«THE JOY OF MOLYBDENUM - Trey Gunn Band» la recensione di Rockol

Trey Gunn Band - THE JOY OF MOLYBDENUM - la recensione

Recensione del 22 mar 2000

La recensione

”The joy of molybdenum” è uno di quegli album che, anche dopo diversi ascolti, lascia l¹impressione che ti stia sfuggendo qualcosa, a cominciare dal titolo. Si parte da un dato di fatto inconfutabile: Trey Gunn è un chitarrista/multistrumentista, a certificarlo basta la sua militanza nell¹ultima incarnazione dei King Crimson. L’imprimatur di un maestro come Robert Fripp è un biglietto da visita più che convincente, anche senza conoscere il resto del notevole curriculum di Gunn. Per fortuna, il Cd ci risparmia il trito numero dell¹acrobata della sei corde, anzi in questo caso della otto corde, visto che tante ne monta la sua chitarra Warr, che lui stesso ha contribuito a progettare. La forma strumentale è impeccabile, ma non c¹è ostentazione alcune: un punto a favore. Però si fa fatica un po’ a fatica a entrare nel linguaggio della sua musica. L¹impressione principale è che si tenti un connubio fra la lezione del succitato maestro e le suggestioni della musica asiatica, quella indiana in particolare, tirata in ballo da pezzi come “Sozzle” e “Tehlikeli madde” e dal ricorrente battito delle tabla. E¹ vero però che Bob Muller non si serve solo di queste, ma sfodera un campionario assortito di percussioni etniche, non necessariamente orientali (c’è ad esempio il bodhran, tipico del folk irlandese). Fripp+world music, allora? Sì, ma non completamente. Se l’ombra del chitarrista inglese si allunga in modo evidente su “Rue song: the origin of water” e “Untune the sky”, e su molti dei suoni che escono dalle corde di Gunn e Tony Geballe, c’è anche un pezzo come “The glove”, che chiude un groove rockeggiante fra due sezioni molto rarefatte. Altrove poi compaiono chitarre acustiche che non hanno molto di frippiano. E ancora, ci sono strutture apparentemente ripetitive che ad ascolti successivi si rivelano più articolate di quanto sembri... Insomma continua a sfuggirci qualcosa. Che fosse proprio questo l’obiettivo di Gunn?
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