«OXNARD - Anderson .Paak» la recensione di Rockol

Il talento di Anderson .Paak nella serie A dell'hip-hop

Terzo disco della definitiva consacrazione per Anderson .Paak. Un disco molto suonato, molto hip-hop e con molti ospiti come Kendrick Lamar, Q-Tip, J.Cole, Snoop e Pusha T.

Recensione del 19 nov 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

Anderson .Paak (con il punto prima del cognome) è senza dubbio uno dei talenti più brillanti e poliedrici della scena black contemporanea: cantante, rapper, produttore, ottimo batterista, performer sopraffino. Dopo due disch incisi come Breezy Lovejoy ha esordito come Anderson .Paak nel 2014 con “Venice”, ma è nel 2015 che si fa notare con ben otto featuring in “Compton” il disco di Dr.Dre uscito in contemporanea con la biopic degli N.W.A.. Il suo “Malibu” è per chi scrive il miglior album del 2016, preziosa summa degli ultimo 40 anni di r'n'b & soul, e riesce a piazzare anche un interessante side project hip-hop più sperimentale chiamato NxWorries

Con questo “Oznark”, che va a chiudere un'ideale trilogia dedicate a località balneari, Paak torna prepotentemente al rap e dimostra di essere ormai nell'A-list permettendosi features prestigiosi come Kendrick Lamar, Q-Tip, J.Cole, Snoop e Pusha T.  
Lo stile musicale di Anderson Paak pesca a piene mani dal funk, il suono delle OST blaxploitation (l'iniziale “The Chase”), il soul-jazz à la Thundercat (“Smile/Petty”) e pura funkadelia (la concitata e conclusiva “Left to right”) e tutti i pezzi sono ottimamente suonati e con i sample giusti (da Bootsy Collins al G funk di Snoop Doog).
I testi mescolano l'edonismo tipico californiano tutto pussy e blowjob (“Sweet Chicks”) a una certa aggressività che colpiscono sia il Presidente degli States (in “6 summers” rappa “Trump's got a love child and I hope that bitch is buckwild (..) I hope she kiss senoritas and black gals”) sia a storie di quartiere (“Headlow”) con tanto di suoni ambientali e differenti punti di vista che ricordano molto la costruzioni delle canzoni Kendrick Lamar, e in questo caso il confronto è spietato. In questo secondo lato (quello più hiphop e di contenuto) Anderson .Paak mostra tutti i suoi limiti; forse la presenza di Dr. Dre come executive producer lo ha spinto verso questa direzione. Peccato. 

Comunque Anderson .Paak è qui per rimanere grazie al suo stile, alla sua voce grave, al suo talento immenso (e chi l'ha visto dal vivo sa di cosa parliamo). Magari  rimanere nel suo ambito di soul e r&b sofisticato e sperimentale potrebbe giovargli ancora di più.  

TRACKLIST

01. The Chase (feat. Kadhja Bonet) (03:23)
02. Headlow (feat. Norelle) (04:10)
03. Tints (feat. Kendrick Lamar) (04:28)
04. Who R U? (02:48)
05. 6 Summers (04:42)
06. Saviers Road (02:24)
07. Smile/Petty (04:42)
08. Mansa Musa (feat. Dr. Dre & Cocoa Sarai) (02:53)
09. Brother's Keeper (feat. Pusha T) (04:14)
10. Anywhere (feat. Snoop Dogg & The Last Artful, Dodgr) (03:46)
11. Trippy (feat. J. Cole) (05:23)
12. Cheers (feat. Q-Tip) (05:34)
13. Sweet Chick (feat. BJ The Chicago Kid) (03:57)
14. Left To Right (03:55)
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