«CONTAGIATO - Jovine» la recensione di Rockol

Jovine - CONTAGIATO - la recensione

Recensione del 21 mar 2000

La recensione

Jovine, "Contagiato", Novenove/BMG Ricordi, 2000 Hanno deciso di chiamarsi Jovine - ovvero con il cognome di Valerio, voce e tastiere del trio - «per rendere l'idea che siamo come parte di una stessa famiglia». E di familiare in questo disco c'è molto, visto che la produzione artistica è curata dagli stessi Jovine e da J.R.M. dei 99 Posse, all' anagrafe - guarda caso - Massimo Jovine. Anche O' Zulù compare in questo album d'esordio del "fratellino" Jovine, regalando la sua voce inconfondibile al brano "Credere", mentre Sasha Ricci dà manforte con le sue tastiere in "Lunedì mattina". Le radici di Jovine affondano dunque nella scena musicale napoletana delle Posse - origine tra l'altro dichiarata anche dall'etichetta con cui esce l'album, la Novenove. Ma rispetto ai fratelli maggiori le differenze non mancano. Il percorso artistico di Jovine è del tutto personale e si caratterizza, musicalmente, per una ricerca rivolta all'elettronica, addolcita però con momenti di contaminazione pop, complice la voce di Valerio. La musica di Jovine, cioè, non rinuncia alla melodia, pur non essendo affatto melodica. Il fatto è che Valerio canta i suoi testi e anche quando snocciola le rime alla maniera dei rapper (vedi il brano "Ogni tempo"), la sua voce non declama, accompagna le basi tenendo viva una linea "cantata", nonostante i bassi che martellano e le percussioni stile jungle. Anche i testi si mettono in evidenza perché sono molto curati, articolati, ricchi di parole e insieme di concetti. Gli Jovine scelgono di cantare in italiano - ovviamente O' Zulù, quando tocca a lui, ci infila il napoletano - e Valerio parla prevalentemente di inquietudine, di una sorta di disagio nel rapporto con se stesso e con il mondo; come in "Cambia la storia", un brano il cui attacco è davvero ipnotico. E ipnotico è indubbiamente l'aggettivo più adatto a descrivere "Micro D", piccola parentesi strumentale di Danilo Vigorito. "Sarà che penso" è una della canzoni più interessanti dell'album, sia per il testo - "Sarà che penso e non riesco a star bene" - sia per il mix sonoro che lo accompagna. Da segnalare poi "Un senso al mondo" che è la rivisitazione secondo Jovine di un brano di Caetano Veloso, tradotto da Valerio «intuendo il portoghese, perché non lo conosco»: il risultato è decisamente riuscito perché la canzone in questa versione elettro-pop restituisce un'atmosfera notturna e misteriosa, in sintonia con un testo suggestivo. Un album di debutto, quello di Jovine che regala quasi un'ora di sperimentazioni sonore, accompagnate da parole su cui vale la pena di soffermarsi. A partire dal titolo dell'album che è poi quello di un brano che parla di come, anche senza che ce ne si accorga, noi siamo il risultato di continui "contagi", che sono persone, musiche, parole.
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