«GENERATION RX - Good Charlotte» la recensione di Rockol

Il ritorno della band dei gemelli Madden, cresciuti ma non troppo

"Generation Rx", ansie e maturità secondo i Good Charlotte. La nostra recensione

Recensione del 18 ott 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Succede che in casa Madden i gemelli Joel e Benji, quando la loro “I just wanna live” ha appena compiuto i suoi primi quattordici anni di alta rotazione, si siano ritrovati a fare i conti con l’essere diventati grandi. Nonostante i due negli ultimi tempi hanno mostrato più dedizione al proprio lato socialite, nella sfavillante cornice di Beverly Hills, che all'attività musicale, da queste riflessioni è scattato il feeling giusto per un nuovo capitolo della ditta Good Charlotte, a due anni di distanza dal precedente “Youth Authority”, pubblicato nel 2016.

Molte cose sono effettivamente cambiate da quando i ragazzacci spopolavano alla tv nei primi anni duemila e con l’età ormai prossima ai quaranta, è arrivato spontaneo anche il momento di un’inedita maturità per gestire le ansie maturate tra le fila della formazione pop-punk. “Generation Rx” è il racconto di questa sorta di considerazione esistenziale, in un periodo in cui la vecchia fanbase cresciuta con gli inni post-adolescenziali del gruppo si è ormai avventurata su altri lidi e molto di quello spirito dei tempi è andato via via per sfilacciarsi.

Non c’è voglia dare troppo peso al passato, quanto piuttosto di gestire una nuova fase della vita, quella delle serate in famiglia e della felicità di coppia, senza però lasciarsi davvero indietro quello che la band è stata, ma di ripartire dall'esperienza per provare a dare un calmante ai propri istinti distruttivi. La tragedia di Chester Bennington, e poi quella più recente di Lil Peep, ha smosso qualcosa nelle coscienze di Joel e Benji, portandoli a guardarsi allo specchio ad analizzare quelle inquietudini che sentivano di portarsi dentro. Il racconto di “Actual pain”, primo singolo del disco è appunto quello di fare luce sul proprio tormento esistenziale. “Rx” infatti è l’abbreviazione usata negli Stati Uniti per le prescrizioni antidolorifiche, e questo sentimento di assuefazione al malessere è il ritratto di una generazione costretta a confrontarsi con disagi di ogni sorta prima ancora di passare a una fase adulta della vita.

Si parla così in nove canzoni dal tiro dritto - più power che pop, con una buona dose elettro e una durata media mai superiore ai tre minuti, eccezione fatta per la conclusiva “California (The way I say I love you)" che, rallentando la corsa, allunga il programma con i suoi 4’.18” - di abuso di oppiacei quindi, ma anche di violenza (“Better demons”), carenza di autostima (“Self help”), rapporti difficili (“Shadowboxer”) e speranze disattese (“Prayers”). C’è però un’incongruenza di fondo in questo “Generation Rx” che da un lato cerca di smarcarsi dal mondo giovanile, ma che a conti fatti sempre a quello continua a rivolgersi, magari con un tocco più riflessivo di altre uscite esasperanti una sempiterna fanciullezza.  E in questo non c’è nulla di male, sia chiaro, eppure suona stridente volersi dimostrare cresciuti e poi perdersi in una girandola un tantino citofonata di incomprensioni con una “società” incapace di capire i reali problemi delle sue nuove leve.

Quello che in effetti potrebbe sembrare un disco dalla forte caratterizzazione sociale, resta a tutti gli effetti un lavoro sì esuberante, diretto e deciso ma che si confina rapido nella tana dei Good Charlotte. Lo scatto di livello che il gruppo tenta di compiere, un po’ come quello operato dai Green Day ai tempi di “American Idiot” resta quindi fermo alle intenzioni. Malgrado l’approccio, il tocco della formazione americana è quello di sempre e in questa prospettiva anche il featuring di Sam Carter degli Architects in “Leech” non aggiunge poi molto alla quadra del disco. E tutto sommato ai gemelli Madden va bene così.

TRACKLIST

01. Generation Rx (02:07)
02. Self Help (03:23)
03. Shadowboxer (03:05)
04. Actual Pain (03:43)
05. Prayers (03:50)
06. Cold Song (03:42)
07. Leech (feat. Sam Carter) (03:20)
08. Better Demons (03:58)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.