LA FAVOLA DI ADAMO ED EVA (REMASTERED 2018)

© Universal Music Italia Srl (Digital Media)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Anna Gaia Cavallo

Era il 1998. L’anno di “I don't want to miss a thing” degli Aerosmith, di “My heart will go on” di Celine Dion. Di successi che avrebbero scritto la storia della musica mondiale. L’anno di “Cercami” di Renato Zero, di “Io no” di Vasco Rossi, che la storia della musica mondiale non avrebbero contribuito a scriverla, ma quella italiana sì. Ma è stato anche l’anno di due grandi perdite: Frank Sinatra e Lucio Battisti. Mentre il mondo andava avanti tra alti(ssimi) e bassi(ssimi), ecco nell’immenso mare della musica emergere un giovane cantautore allora poco più che trentenne, Max Gazzè, giunto al suo secondo album, “La favola di Adamo ed Eva”, nonchè suo primo vero successo. Tanto da spianargli anche la strada per il Festival di Sanremo, cui partecipò nel 1999 nella sezione giovani con “Una musica può fare”, che gli procurò un discreto ottavo posto. Non fu quel brano però il suo più grande successo nel biennio 98 – 99. Ci pensarono alcuni singoli estratti proprio da “La favola di Adamo ed Eva”, come “Cara Valentina”, “Vento d’Estate” con. Niccolò Fabi, la title track a rendere Gazzè uno dei cantautori più amati ed apprezzati dal pubblico italiano. 

Sono passati da allora ben due decenni. “La favola di Adamo ed Eva” ha da poco spento la sua ventesima candelina. Gazzè di strada nel frattempo ne ha fatta: altri 8 album (più uno in collaborazione con Fabi e Silvestri nel 2014), altre 4 partecipazioni a Sanremo, numerosi concerti, svariati premi vinti (come quello per la “miglior canzone originale” in occasione dei David di Donatello nel 2011 con “Mentre dormi”, oppure quello Amnesty International Italia nel 2014 con il brano “Atto di forza”, tanto per citarne due).
Ed eccoci nel 2018. L’anno di un nuovo Festival con “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, di “Alchemaya”, che aveva già preannunciato un ritorno al passato, seppure in una diversa forma. E mentre il mondo continua ad andare avanti e tante nuove canzoni continuano a prendere forma, ecco che Max torna a raccontare “La favola di Adamo ed Eva” (cui si aggiungono anche il brano sanremese “Una musica può fare” e la ex ghost track “Etereo”). Domanda: dopo aver fatto così tanti passi avanti, perché farne uno così grande indietro?

Ma andiamo con ordine. Sono passati da allora ben due decenni, dicevamo. Da qui, un'altra domanda: può un album scritto vent'anni fa risultare originale ancora oggi? Lascio rispondere alla traccia di apertura “La favola di Adamo ed Eva”, che ci dice che l’uomo è talmente preso da cose superficiali da non riuscire a guardare alla sostanza (ed oggi, con l’avvento dei social, esiste un concetto più realistico?). A “Vento d’estate” (feat. Nicolò Fabi), un invito a prendere la vita con più leggerezza. Tanto tutto può cambiare da un momento all’altro, senza il bisogno di alcun intervento. Tutto può migliorare all’improvviso (messaggio che oggi, tra crisi economiche e non solo, andrebbe scritto a caratteri cubitali). Ad “Autoironia”, un’esortazione a vivere con intelligenza, a cercare di capire quando è il momento di fermarsi a riflettere ed analizzare la propria vita. A comprendere che i momenti bui ci sono nella vita di tutti, ma che sono spesso solo parentesi da aprire e poi chiudere. A vivere la propria vita con autoironia, che può essere anche sinonimo di intelligenza (concetto che potrebbe risultare utile diffondere in ogni epoca, c’è poco da aggiungere). A “Colloquim vitae” (feat. Mao), un discorso con la vita, da cui emerge però un’importante constatazione: ognuno è artefice del proprio destino. Quindi ognuno può scegliere come vivere (ed in un mondo così condizionato dal giudizio altrui, in cui tutti sono omologati alla massa e tutti hanno paura di essere se stessi, cosa c’è di più veritiero?). 

Quindi, tornando alla prima domanda. Dopo aver fatto così tanti passi avanti, perché farne uno così grande indietro? Perché la musica non è statica. È continuo movimento. Ci sono brani che sembrano essere precursori di intere epoche, oppure che, riascoltati a distanza di anni dalla loro prima uscita, riescono a sembrare più attuali che mai. E le tracce che compongono “La favola di Adamo ed Eva” lo dimostrano. Max Gazzè non sapeva cosa sarebbe successo negli anni successivi alla pubblicazione di quel lavoro, non ha ipotizzato come sarebbe stato il mondo nel nuovo millennio. Si è limitato a scrivere canzoni talmente profonde e sincere, da poter insegnare qualcosa ed emozionare qualsiasi generazione. Ed in un’epoca di tormentoni che tormentano tutti per una stagione per poi cadere nel dimenticatoio, di rime scritte solo per risultare orecchiabili ma senza alcun significato profondo, in cui ci pensa l’auto - tune a far sembrare tutti cantanti professionisti, abbiamo bisogno di cose autentiche e di emozioni sincere, diciamoci la verità.