...AND JUSTICE FOR ALL (REMASTERED - DELUXE EDITION)

Mercury (CDx21)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Andrea Valentini

Sono passati 30 anni da quel giorno – era fine agosto, si sentiva già nell’aria l’aroma pungente della scuola che stava per iniziare – in cui arrivò nei negozi “…And justice for all” dei Metallica. Un disco con il difficilissimo compito di eguagliare (almeno) le aspettative dei fan dopo l’epocale “Master of puppets”. Ma anche il disco che doveva dimostrare come i Metallica, dopo la tragedia che aveva prematuramente strappato alla vita Cliff Burton, fossero ancora in grado di funzionare come band, nonostante il cambio di formazione e i contraccolpi psicologici.

A livello commerciale i Four Horsemen – che avevano accolto in formazione Jason Newsted, scippato ai Flotsam & Jetsam, band emergente del filone thrash ipertecnico – fecero jackpot: l’album fu il loro primo vero grande successo di classifica (arrivò alla posizione n. 5 e 4 rispettivamente in USA e UK, mentre in Italia raggiunse un onorevolissimo 19° posto, tanto per dire…). Ma nella percezione da parte della fanbase storica iniziò a insinuarsi qualche crepa: il suono era strano, ovattato, meno aggressivo, con il basso in pratica inudibile. I pezzi molto tecnici e progressivi spesso si allontanavano dalla furia thrash e – bestemmia, per i fan più duri e puri – una canzone ebbe anche un video promozionale ad accompagnarla: la ballatona “One”… mai i Metallica, prima di allora, si erano piegati alla logica del videoclip, rifiutandoli a priori. 

Risultato: “…And justice for all” è l’anello di congiunzione fra i Metallica thrash (quelli amati da chi portava jeans elasticizzati, scarpe da basket, cinture di proiettili o borchiate e T-shirt con nomi di gruppi) e i Metallica rock (quelli amati anche da chi col metal ha poche frequentazioni, ma gradisce chitarre spinte ed energia nella musica). E, nonostante tutto, l’album invecchiando ha guadagnato in fascino, tanto che anche la produzione bizzarra originale risulta più digeribile – avete presente l’effetto “Raw Power”, il terzo disco degli Stooges, quello accreditato a Iggy & The Stooges con lo zampino di Bowie come produttore? Bistrattato per decenni, dopo essere stato rimixato/riequalizzato/rimasterizzato un paio di volte negli anni Novanta, è stato rivalutato nella sua forma originale, con buona pace di chi pensava che rimetterci mano avrebbe migliorato le cose.

Facciamo un balzo in avanti di sei lustri, da quel 1988, e ci troviamo, dunque, nel 2018, anno che segna il trentesimo anniversario del disco. Un trentennale celebrato, come si diceva una volta, in pompa magna… e in che altro modo si potrebbe definire un’operazione che vede l’album rimasterizzato e riproposto in una serie di versioni, fra cui quella standard in doppio vinile (a 180 grammi, of course), standard CD, expanded in triplo CD, cassetta (per i nostalgici hardcore) e box set deluxe in edizione limitata?
Quest’ultimo formato è una specie di cornucopia, una caverna di Alì Babà in cui perdersi letteralmente: se volete farvi un’idea, visitate il sito della band e scorrete la tracklist davvero mastodontica, letteralmente imballata di demo, b-side, alternate mix, outtake, live e video.

A questo punto non resta che scegliere l’edizione più adatta a noi (e al nostro portafoglio), anche se – per tornare sull’effetto “Raw Power” di cui sopra – a rimanere nei nostri cuori sarà sempre la versione originale, che quasi sicuramente tutti possediamo già dall’epoca.

LA