Certi brani - come il singolo di lancio "If I give you everything", oppure "Carefully" purtroppo ricordano più gli esercizi vocali di Celine Dion che il calore di un disco nato e cresciuto in terra d'Israele. Ci sono, per l'appunto, alcune fortunate eccezioni: segnaliamo la canzone che dà il titolo all'album, una cantilena le cui strofe si rincorrono le une con le altre senza requia. E poi, su tutte, "Long coat in winter", che verrebbe da etichettare come la solita, struggente ballata e che invece è un canto d'amore tanto saggio da sembrare insensato.
Citiamo gli unici due brani che non sono cantati in inglese: "Dala dala" (yemenita) e "Morning" (in ebraico). La prima è un canto tradizionale per voce sola, riadattato con garbo e sapienza. La seconda, invece, è dominata dalle percussioni (que viva!), e l'ebraico arrotato di Noa ricorda tanto il suo capolavoro, "Mishaela", e un po' ne fa sentire la mancanza.
Chiudono l'album la all-american "The beauty of that", che curiosamente fa venire in mente un pezzo di Simon & Garfunkel (ma poi si rovina e diventa simile alla colonna sonora del Michey Mouse Club), e infine la bellissima "Beautiful that way", inserita nel disco come bonus-track, e già tema della colonna sonora di "La vita è bella": celestiale.
A conti fatti, dunque, chi si aspetta un disco tutto intenso, vivo e palpitante (come "Noa", l'esordio discografico internazionale della cantante) farà bene a non comprare "Blue touches blue", che pure può vantare un illustre produttore, Mike Hedges (Cure, Siouxsie and the Banshees, Manic Street Preachers). Chi si accontenta, invece, di una manciata di brani significativi, corra nei negozi. E a casa, con il lettore cd, utilizzi con senno (e gusto personale, s'intende) il comando "program".